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Per Netanyahu le calunnie diventeranno polvere e il parallelo storico con il caso Dreyfus

Ariel Piccini Warschauer.

Esiste un filo rosso, che unisce l’antisemitismo europeo di fine Ottocento alle aule del Tribunale Internazionale dell’Aia dei giorni nostri. A tenderlo, con la consueta abilità retorica, è il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante la cerimonia commemorativa per Theodor Herzl, il padre del sionismo politico scomparso nel 1904.

Il Primo Ministro ha preso spunto da un fatto di cronaca recente per lanciare un messaggio durissimo alla comunità internazionale e ai detrattori dello Stato ebraico: la promozione di grado postuma, da parte della Francia, di Alfred Dreyfus, l’ufficiale ebreo ingiustamente condannato per tradimento nel 1894 in uno dei più clamorosi casi di antigiudaismo di Stato della storia moderna.

«Ho appreso di recente che la Francia ha promosso di grado l’ufficiale ebreo Alfred Dreyfus», ha esordito Netanyahu, ricordando come fu proprio lo shock del processo Dreyfus a spingere Herzl a comprendere la necessità impellente di uno Stato per il popolo ebraico. «Forse arriverà anche il giorno in cui le calunnie contro lo Stato di Israele e i soldati dell’Idf, come quelle infondate presentate al Tribunale dell’Aia, si trasformeranno in polvere. Noi non abbassiamo la testa alle calunnie dei nostri detrattori».

Il parallelismo del premier è netto: le accuse di crimini di guerra e genocidio che oggi vengono mosse a Israele e alle sue forze di difesa non sono altro, nella visione di Gerusalemme, che la declinazione contemporanea del pregiudizio secolare contro gli ebrei. Ma la storia, suggerisce Netanyahu, alla fine ristabilisce la verità, anche se a volte richiede più di un secolo, proprio come è accaduto per la riabilitazione definitiva di Dreyfus.

Nel suo discorso, Netanyahu ha poi tracciato il profilo profetico di Herzl, guidato da una duplice spinta: da un lato il presentimento oscuro del destino europeo – «Herzl scrisse, più di trenta volte, che un Olocausto si sarebbe verificato in Europa» –, dall’altro la forza positiva del riscatto. «Voleva restituire il controllo del nostro destino nelle nostre mani. Renderci un popolo proattivo».

Oggi come allora, per la leadership israeliana, la risposta all’ostilità internazionale rimane la stessa: l’autodeterminazione e il rifiuto categorico di subire passivamente i giudizi della storia.

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