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Olga Monsani e quella nomina dopo la Liberazione per giudicare i crimini commessi durante l’occupazione

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La fine dell’occupazione nazista non significa la fine dei problemi. L’Italia liberata doveva fare i conti con vent’anni di dittatura, con i crimini commessi durante l’occupazione e con la collaborazione di italiani con l’esercito tedesco. Vennero istituite le Corti d’assise straordinarie. A Firenze il procuratore Salvi individuò alcuni avvocati ai quali affidare le funzioni di pubblico ministero. I professionisti scelti dovevano possedere requisiti particolarmente rigorosi: “illibata condotta morale”, “ineccepibili precedenti politici” e “provata capacità”. Fra loro venne nominata Olga Monsani, una donna da molti dimenticata. Stefano Bisi le ha dedicato una biografia che sarà presentata martedì 3 novembre alle 18 nella biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia a Pian dei Giullari.
L’incarico conferito a Olga Monsani dal magistrato possiede un enorme valore biografico. La donna che aveva perso incarichi pubblici perché non aveva accettato la tessera fascista veniva adesso scelta dalla nuova giustizia italiana proprio per la limpidezza del proprio passato politico. La partigiana ricercata dalla dittatura diventava rappresentante dell’accusa nei processi riguardanti crimini e collaborazionismo nazifascista. Ma la nomina riconosceva contemporaneamente qualcosa che rischia di passare in secondo piano: la qualità dell’avvocato.
Olga non è chiamata soltanto perché antifascista. La formula utilizzata richiede anche una “provata capacità”. La sua reputazione professionale è parte integrante del riconoscimento.

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