Blog - Stefano Bisi
Fondato da Stefano Bisi
Q8
Politica

Giovani, il mondo e Pasolini

Alessandro Palumbo.

Scriveva Ignazio Silone che peggio del terremoto era il dopo terremoto. Così si potrebbe dire che peggio dei fatti del 17 ottobre è stato quanto avvenuto dopo.

Il 17 ottobre ha visto giovani mettere a ferro e fuoco la città di Milano con conseguenze immediate in termini di danni notevoli per la città, e durevoli per il turismo e il commercio. Fatti gravissimi che ci riportano a un clima di tenzione e ansia che speravamo di aver definitivamente superato. Il tutto nella totale impreparazione delle forze dell’ordine.

Quello che è successo dopo ci ha dato ancora una volta  la dimostrazione della pochezza della nostra classe politica e intellettuale. Il governo ha reagito con la solita demagogica superfetazione legislativa che ha prodotto l’ottavo decreto sicurezza (uno ogni sei mesi) e l’introduzione di nuovi reati (circa 50 dall’inizio legislatura) in un marasma contraddittorio di norme assolutamente inutili e ripetitive.

Basterebbero solo questi numeri per dimostrare la insensatezza di queste operazioni, che evidentemente rispondono solo a logiche di distrazione.

L’accompagnamento all’ennesimo decreto è stata la presenza di intellettuali di destra che hanno riempito i talk show con allarmismi sulla delinquenza e sulla necessità di una risposta repressiva forte.

Da sinistra si è risposto con il solito coro di intellettuali, insegnanti, sociologi che hanno elencato il solito repertorio ormai riciclato ad ogni evento della comprensione, delle colpe della società, del ruolo della scuola e via via con la solita litania.

Tutti a definire e a incasellare i giovani come categoria sociale disagiata o violenta. Queste banalità mi hanno portato a ricercare tra gli scritti corsari quello che scriveva Pier Paolo Pasolini 50 anni fa. Una ricerca stimolata dalla memoria e dalla necessità di sentire qualcosa di non banale.

I tempi sono diversi, ma  l’eresia corrosiva e intelligente di Pasolini può essere ancora utile per uscire dai luoghi comuni e stimolare un ragionamento (Cicerone tradusse il termine greco logos con ratio nel senso di raccogliere e mettere in ordine).

Pasolini scriveva sul Corriere della sera il 18 ottobre 1975 (16 giorni prima del suo massacro) sulla violenza giovanile.

Parlava dell’astrattezza e della approssimazione dei giornalisti e dei politici, di cronache populistiche e della necessità di munirsi di una rigidità puritana.

Analizzava la mancanza di conflitto interiore, della incapacità di scegliere tra il bene e il male, una degenerazione derivante dalla distruzione del mondo reale trasformato in un mondo irreale, un consumismo che ha identificato il tenore di vita con la vita.

Lamentava la mancanza di una coscienza informata che portava ad una retorica progressista che non faceva i conti con la realtà.

Terminava l’analisi (che ho molto semplificato, perché complessa, articolata e collegata ai fatti degli anni 70) con due proposte scioccanti che ora farebbero inorridire: l’abolizione della scuola e l’abolizione della TV.

Le motivazioni erano legate ai modelli che proponevano.

Questo intervento radicale ed eretico in prima pagina del Corriere della sera, lo stesso giornale che oggi ospita il caffè di Gramellini (sic.).

Se pensiamo alla situazione della scuola (e dell’università) italiana, al suo degrado sia infrastrutturale che culturale, al ruolo dei social media possiamo comprendere le proposte provocatorie di Pasolini. Il suo pensiero non faceva sconti alla destra e alla sinistra, impegnate a definire le situazioni secondo canoni ortodossi e rigidi.

Purtroppo oggi mancano figure capaci di uscire dai ruoli che si sono autoassegnati per scavare senza remore nella realtà per offrirci un punto di vista originale.

I giovani che hanno saccheggiato Milano sono i figli di una “irrealtà” creata da modelli che impongono il tenore di vita in contrapposizione alla vita. Non vogliono cambiare il mondo, vogliono entrarci per godere di quello che la”irrealtà” gli propone e lo fanno senza nessun disagio interiore perché incapaci di provare disagio o consapevolezza di quello che fanno.

Ma i giovani oggi esistono come categoria sociale definita?

I giovani sono i maranza o sono i giovani che si ritrovano nel Giubileo ? Sono le gang che nel napoletano forniscono la manodopera alla camorra o che fanno rivivere il rione sanità a Napoli con le loro cooperative d’arte? Sono i giovani che scappano all’estero perché in Italia non trovano la strada o sono i giovani sottopagati che lavorano nel sociale?

I giovani sono gli islamici di seconda generazione che vogliono la sharia o quelli di seconda generazione che lavorano nei panifici di notte, nelle cucine dei ristoranti, nelle imprese di pulizie? 

I giovani sono quelli che torturano gli animali o quelli che puliscono le spiagge?

Vogliamo incasellare queste realtà cosi complesse in un giudizio unico, superficiale.

Pasolini ci ricorda la necessità di profondità e rigore nell’analisi e nel giudizio.

La nostra classe dirigente (non solo politica) non ha ne profondità ne rigore, oscilla continuamente in una superficialità banale, anche loro vivono nella irrealtà.

Le manifestazioni di questi giorni, e non parlo dei saccheggi di Milano, ma delle manifestazioni di tutte quelle persone che vivono nella “realtà” difficile di oggi,  sono un brusco risveglio per un Governo talmente irreale che pensa alle targhe personalizzate e a una opposizione che non è mai uscita dai salotti.

Ho gia scritto che dobbiamo pensare a proposte rivoluzionarie e scioccanti altrimenti il nostro mondo sarà travolto. L’Italia e l’Europa sono di fronte al bivio sintetizzato da Pietro Nenni “o rinnovarsi o perire”.

“l’Europa non è un luogo, ma una idea”

Bernard Henry Levy

Q8
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti

Altre notizie da CULTURA

Tutte →