Ogni riflessione etica deve coniugare i valori con l’analisi delle situazioni concrete
Vito Mancuso su La Stampa scrive che l’ideale del disarmo richiamato da Leone XIV rappresenta un obiettivo eticamente alto, ma rischia di risultare poco convincente se non viene confrontato con la realtà storica e politica. L’autore sostiene che ogni riflessione etica debba coniugare i valori con l’analisi concreta delle situazioni: limitarsi ad affermare il primato della pace senza indicare come difenderla di fronte alle aggressioni significa, a suo giudizio, scivolare nell’idealismo. La storia dimostra infatti che la guerra è stata una costante delle relazioni internazionali e che un disarmo unilaterale può esporre gli Stati più deboli al rischio di essere sopraffatti. Mancuso osserva che la pace è una responsabilità che richiede anche la capacità di proteggere la libertà e la sicurezza dei cittadini. Richiama l’esempio della Svezia, che dopo due secoli di neutralità ha scelto di entrare nella Nato e di rafforzare la propria difesa, così come quello della Svizzera, la cui capacità militare avrebbe contribuito a scoraggiare un’invasione durante la Seconda guerra mondiale. Per l’autore, le armi e le forze dell’ordine non rappresentano necessariamente una minaccia alla pace, ma possono costituire uno strumento indispensabile per garantire quell’ordine senza il quale la pace stessa non è possibile. L’autore conclude che l’obiettivo del disarmo resta moralmente condivisibile, ma non può tradursi in una rinuncia alla difesa in un mondo segnato da conflitti e aggressioni. La vera pace, sostiene, nasce dall’equilibrio tra ideale e realtà: da un lato occorre continuare a coltivare l’aspirazione a un mondo senza guerre, dall’altro bisogna riconoscere che, nelle condizioni storiche attuali, la tutela della pace richiede anche strumenti di deterrenza e di difesa. Per questo giudica prezioso il richiamo del Papa all’orizzonte della pace, ma ritiene che la sua concreta realizzazione debba misurarsi con la complessità del mondo contemporaneo.





