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Cultura

Mezzo millennio fa, occhi spagnoli sul piacere a Roma: la Lozana

woman in the bookstore selecting books

Luciano Luciani.

È di uno straniero, per l’esattezza uno spagnolo, l’occhio più perspicace con cui sono riguardate le condizioni di vita delle romane, rinascimentali figlie del piacere. Un’acuta sensibilità per il mondo femminile, in particolare quello basso e popolare, caratterizza infatti Francisco Delicado, autore di un Retrato de la Lozana Andaluza en Lengua Espagnola muy clarissima compuesto en Roma, (Avventure di una cortigiana andalusa, divenuta celebre nella Roma dei Papi), Venezia 1528: un’opera eccezionale secondo Apollinaire, un classico dell’erotismo iberico che “non poteva nascere se non dall’immaginazione picaresca di uno spagnolo colto, nutrito di buone lettere e di romanzi cavallereschi”. Per lunghi anni viaggiatore in Italia, di cui conosce soprattutto Roma e Venezia, ma anche Napoli, Siena, Firenze e Bologna, dove visse al seguito del celebre grammatico spagnolo Antonio de Nebrija, e conobbe e fraternizzò con Pietro Aretino, Delicado attraverso le peripezie della sua protagonista, Aldonza, ci offre un quadro vivacissimo e talora anche crudo, dei costumi del popolo romano osservato e raccontato dal punto di vista di una cortigiana straniera, una professionista di mezza tacca capitata nella Città eterna al tempo dei papi medicei, dopo aver esercitato, senza particolari fortune, la sua professione a Siviglia e nel Levante.

Resasi ben presto conto di quanto fosse aspra  e spietata la concorrenza tra le venditrici del sesso a Roma, la Lozana, pur senza abbandonare del tutto il suo mestiere, sceglie di continuare a esercitarlo sotto altre forme: ovvero, non solo direttamente, ma operando per garantire alle sue colleghe tutti quei piccoli servizi che a esso sono connessi e che lo rendono possibile e piacevole. Così, dalla tintura per i capelli alla cosmesi, dal ringiovanimento del viso e del corpo alla crudele necessità degli aborti, dalle magie d’amore alla profilassi e cura di numerose malattie, la Lozana, aiutata in questa sua nuova attività dal napoletano Rampin, un po’ paggio e un po’ segretario, neghittoso quant’altri mai, diviene una presenza irrinunciabile per le cortigiane romane, di cui raccoglie segreti e pettegolezzi, confidenze e fiducia.

Così, vagabondando per Roma, osservando e imparando, in un originale romanzo di formazione dialogato che è anche una pregevole testimonianza degli aspetti bui del Rinascimento, la Lozanaaggiunge alla sua personale esperienza quella di decine di altre donne e matura una sua precisa convinzione: a parte alcune memorabili eccezioni, le puttane, come anche gli usurai e i soldati, quasi sempre finiscono male! Meglio allora, molto meglio fare ammenda dell’esistenza condotta sino a quel momento, ritirarsi in un’isoletta delle Lipari e lì vivere serenamente l’ultima parte dei propri anni.

Un finale moraleggiante, ma ampiamente riscattato da contenuti spregiudicati e non conformisti resi attraverso una scrittura spiritosa e brillante che non si limita al mondo delle cortigiane, ma che, con un realismo sorprendente e in largo anticipo sui tempi, allarga il proprio sguardo alle lavandaie, alle ambulanti, alle erbivendole, alle donne dei quartieri plebei della città Caput mundi alla vigilia del Sacco di Roma, un terribile passaggio epocale di distruzione  e di morte.

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