La conversione di Luca Casarini e l’amore per gli altri perché si crede nel prossimo
Michele Serra su La Repubblica commenta la conversione al cristianesimo di Luca Casarini, maturata attraverso l’esperienza del soccorso ai migranti in mare. Una scelta che l’autore considera meritevole di rispetto, perché nata da una pratica concreta di solidarietà e fraternità, piuttosto che da motivazioni ideologiche o teologiche. Prendendo spunto da un’intervista di Casarini a Francesco Bei, Serra si sofferma sulla convinzione dell’ex attivista secondo cui l’Illuminismo e la sinistra avrebbero privilegiato libertà ed eguaglianza, trascurando la fraternità, un sentimento che richiederebbe una dimensione trascendente per essere pienamente compreso. È proprio questa necessità della trascendenza che Serra mette in discussione. A suo giudizio, riconoscere negli altri esseri umani dei fratelli non richiede necessariamente la fede in un Dio comune: può essere sufficiente la consapevolezza di condividere la stessa condizione umana, dalla nascita alla morte. L’autore osserva inoltre come l’appartenenza religiosa non determini automaticamente comportamenti solidali, ricordando che anche tra i cattolici esistono atteggiamenti di indifferenza o ostilità verso i migranti. Pur riconoscendo il contributo fondamentale del mondo cattolico alla costruzione di una società più solidale, Serra rivendica la possibilità di una fraternità laica, fondata sul rispetto e sulla responsabilità verso gli altri. La conclusione è che si può amare il prossimo e agire per il suo bene non soltanto perché si crede in Dio, ma anche, semplicemente, perché si crede nel prossimo.





