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Q8
Politica

Meloni e Schlein unite dal cinismo elettorale vanno a caccia dei giovani senza capire i problemi di una generazione

Man putting a ballot into a voting box.

Mario Lavia su Linkiesta non le manda a dire a Meloni e Schlein. È l’ultima frontiera del cinismo elettorale: è partita la caccia ai voti dei giovani. Segmento elettoralmente meno influente di altri – sono pochi, tendenzialmente astensionisti –, in questi anni i giovani sono stati dalla politica ignorati alla grande. Loro, e le cose che li riguardano: la scuola, il lavoro precario, l’università, la casa. Poi accade che riempano le piazze e che addirittura vadano al governo come in Serbia: e allora perché non provare a prenderli? Sì, è soprattutto cinismo, marketing elettorale. Perché di grandi riforme, dal mercato del lavoro a un vero piano casa, non si parla. Però le elezioni non sono lontane e quindi qualcosina si muove.

Certo, in un paese per vecchi non sono tanti i giovani, ma con l’aria di incertezza che tira possono risultare decisivi: qui basta uno zero virgola uno in più per prendersi il Parlamento. È il motivo per cui arrivano i Cateno De Luca, i Maurizio Acerbo e chissà quanti nani e ballerine dovremo vedere scendere in campo. I giovani sono lì, a portata di mano, anzi, a portata di voto. Prova a prenderli.

Ora, questa nuova generazione è tante cose. Diverse, opposte. Non c’è un segno ideologico che la unifichi; al contrario, la grande maggioranza continua a fregarsene della politica. Nel migliore dei casi pensa di farla direttamente. Con i cortei, le occupazioni, le tende in strada. Questo pezzo attivo della nuova generazione riscopre l’impegno, ma disprezza la politica come la conosciamo.

La sinistra ha drizzato le antenne e soprattutto Elly Schlein ha abbracciato il movimento degli studenti. Quello buono, ovviamente – peccato che nei cortei ci siano anche Askatasuna e i centri sociali antagonisti. Ai cattivi, cioè gli arraffapiumoni, sono bastati due schiaffi e un po’ di arresti per sparire già al secondo sabato di mobilitazione. Speriamo per sempre, ma lo verificheremo a partire da venerdì, quando è prevista una nuova giornata di cortei.

Il Partito democratico sta molto pompando i Giovani Democratici e la loro leader, Virginia Libero, che, si dice, avrebbe già pronto un posto in lista. Piace per le esternazioni pacifiste e, in generale, questi GD denotano un buon approccio al senso comune, meno al buon senso. Schlein spera di incassare un buon dividendo dalle mobilitazioni e dalle occupazioni di questi giorni ed è probabile che almeno in una certa misura ci riesca. Anche perché l’impressione è che Giuseppe Conte non abiti qui. Probabilmente risulta già polveroso, lui e la sua pochette. Buono per Schlein, pensando alle primarie.

E anche Giorgia Meloni – le due donne della politica italiana sono sempre in sintonia, seppure allo specchio: lei già ex ministro della Gioventù, la leader del Pd giovane per definizione – ha fiutato l’aria e ha preso a muoversi. Pochi hanno notato la ripresa di iniziativa dei giovani di Fratelli d’Italia, in piazza in diverse città sabato scorso, molto inquadrati, bene organizzati. Evidentemente c’è un investimento politico in questa direzione: infatti, la destra si muove sui nuovi social, mentre il Pd pensa a come riprendersi l’Unità.

Il governo ha predisposto un po’ di robetta per i giovani. Secondo alcune informazioni, nella manovra ci sarà una mini Irpef per i lavoratori under 30 a basso reddito, una flat tax al 5 per cento che riguarderà invece i neoassunti under 35, un’estensione della no tax area per gli under 25 e la super-deduzione fiscale per nuove assunzioni. Sembra chissà che, ma è fumo. I nodi veri restano tutti lì. 

Infatti, tutto questo, a sinistra come a destra, dà l’idea di una politica incapace di aggredire i problemi strutturali. E così rimane aperto il problema di fondo. Quello di una protesta di piazza, comunque di un nuovo protagonismo giovanile che irrompe nel dibattito pubblico, che avrebbe bisogno di uno sbocco politico. Invece qui non si vede, anche a causa dell’immaturità politica di questa nuova generazione senza memoria né troppa cultura, come i giovani possano far breccia in un sistema politico bloccato all’incrocio tra populismo e assistenzialismo, incapace di progettare un futuro diverso.

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