Elezioni politiche, tutti ne parlano ma non si sa quando andremo a votare
Maggio, novembre o quando, ma ci volete dire quando si voterà per le elezioni politiche? Il Quotidiano Nazionale prova a dare una risposta. Primavera o autunno 2027, maggio o novembre, anticipare il voto o attendere la scadenza naturale della legislatura, a ottobre 2027. Le politiche si avvicinano, ma la data resta avvolta in un alone di mistero,almeno fino a quando la Corte Costituzionale non si pronuncerà sulla legge elettorale da poco approvata. Anticipandolo, il voto coinciderebbe con quello delle elezioni comunali previste in primavera, quando voteranno grandi città come Roma, Milano, Torino e Napoli. Va detto, però, che la scelta della data nasce da valutazioni politiche, oltre che pratiche, e sulla questione ci sono ancora poche certezze, in primis perché le variabili da calcolare sono numerose.
A pesare, prima di tutto, c’è l’iter che attende lo Stabilicum, ovvero la nuova legge elettorale approvata in via definitiva a ottobre. La legge è ufficialmente in vigore, ma al momento si trova al vaglio della Corte Costituzionale la cui decisione inciderà, ovviamente, sul calendario elettorale. Proprio in questi giorni 25 tribunali hanno ricevuto i ricorsi contro lo Stabilicum, promossi dalla Rete per un voto libero e uguale, che mirano a far dichiarare la norma incostituzionale prima delle prossime elezioni politiche. Già fissata la prima udienza, in programma il 16 dicembre a Trento.
Se il giudizio della Corte dovesse arrivare tra la fine di gennaio e febbraio con semplici correzioni a dettagli, allora Meloni avrebbe il tempo di dimettersi e assistere allo scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In questo scenario, il voto sarebbe anticipato in primavera (a maggio) e alle urne il sistema seguirebbe la legge elettorale appena approvata. Se invece la Consulta dovesse giudicare parti dello Stabilicum da modificare senza però entrare nel merito delle correzioni da apportare, allora si attiverebbe (nuovamente) un lungo iter in Parlamento per ridefinire, e riapprovare, la nuova versione della legge. Risulterebbe esclusa, dunque, l’ipotesi del voto anticipato in primavera.
Ultimo scenario, quello in cui la Corte giudica incostituzionale la legge, abrogandola, e ristabilendo il Rosatellum come sistema di voto per le politiche del 2027.
Prima di arrivare al voto restano poi altre questioni da risolvere, tra cui lo scoglio Manovra e le tensioni da sciogliere dentro la maggioranza stessa. Votare alla scadenza naturale della legislatura comporterebbe aprire i seggi in autunno, tra ottobre e dicembre.
Così, il nuovo Parlamento si insedierebbe troppo poco tempo prima rispetto alla sessione di bilancio, che prevede di presentare alle Camere la Manovraentro il 20 ottobre di ogni anno e di approvarla entro il 31 dicembre. Il rischio sarebbe non avere il tempo di definire e approvare il Bilancio 2028, con la possibilità di incorrere nel blocco finanziario. Da considerare c’è anche l’attuale Manovra, domani in Consiglio dei ministri, ultima prima del voto e quindi fondamentale per la strategia elettorale.
A contribuire sulla decisione, anche se in modo meno decisivo, ci sono poi i nodi interni al centrodestra, primo tra tutti il sostegno a Kiev, che la Lega ribadisce di non approvare. “Da più di 4 anni abbiamo dubbi sull’invio di armi, così come sull’efficacia delle sanzioni imposte dall’Europa” ribadisce il ministro e vicepremier Matteo Salvini in un’intervista a il Giornale. E poi, per non gettare benzina sul fuoco dopo i momenti di tensione registrati nel weekend, il segretario della Lega mette le mani avanti: “La nostra è una riflessione che stiamo sottoponendo all’intero Parlamento e al Paese, senza alcuna polemica: conosciamo la posizione degli alleati e loro conoscono quella della Lega. Dopo anni di guerra, la priorità deve essere quella di arrivare finalmente a una soluzione diplomatica e a una pace giusta e duratura”.
Rapida la replica del partito della presidente del Consiglio, Fratelli d’Italia: “Ho letto oggi il mio amico Salvini dire: ‘Tranquilli, troveremo una sintesi con la Meloni’ – risponde il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a margine della convention di Sud Chiama Nord e Sindaci d’Italia a Roma -. E la sintesi non può che essere quella della linea del governo”.





