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Malagò, Mancini, Ranieri e quelle costosissime scuole calcio

Il tridente è così schierato: Roberto Mancini a sinistra, Giovanni Malagò in mezzo, Claudio Ranieri a destra. Tutti in giacca e cravatta. La Gazzetta dello Sport descrive la prima conferenza stampa. Davanti a loro, cronisti da tutta Italia. La sala stampa della sede di Via Pro è strapiena. I temi sono tanti e scivolano via in un’oretta di conferenza in cui si toccano anche i sentimenti. La frase da titolo la dà mister Mancini, al rientro con la divisa azzurra dopo tre anni dal grande addio verso Riad: “Ho sbagliato e mi dispiace. Sono innamorato della Nazionale, è come quando perdi la donna della tua vita per un errore. La sorte, e anche il presidente Malagò, mi permettono di riscattarmi. Sono qui per vincere trofei importanti, e per restare il più a lungo possibile”. Mancini punta l’Everest e lo svela in modo chiaro. “Vogliamo vincere tutte le partite. Farò in modo che la Nazionale possa giocare bene per farmi perdonare di quanto accaduto tre anni fa. Con Gravina ho chiarito, la responsabilità dell’addio è stata mia, se ci fossimo parlati non sarebbe accaduto nulla”. Sui giocatori: “Ci sono – ha ribadito Mancini con tono orgoglioso – sono bravi, giovani, gli va data fiducia. Vedrete che ci lavoreremo. Ricordatevi di Zaniolo: quando venne da noi la prima volta non aveva mai giocato in Serie A. Il primo raduno era in difficoltà, nel secondo era un altro giocatore. L’U21, l’U20 e l’U19 devono giocare col nostro stesso sistema di gioco, così per i giocatori è più facile adattarsi”.

Capitolo contratto: “L’altra volta sono stato cinque anni, e sono tanti, anche perché ero nel mio ruolo preferito. Spero di poter vincere uno o due trofei, e restare anche dopo se sarà possibile”. L’Italia ripartirà dal 4-3-3: “La base sarà quella, ci darà uno spirito offensivo. Troveremo i nuovi Bonucci e Chiellini per far crescere i giovani. Nel 2018, qundo siamo arrivati, il 90% dei giornalisti riteneva l’Italia la settima o ottava squadra in Europa. Non sono mai stato d’accordo. Se in quattro anni abbiamo centrato 37 risultati utili di fila, e la Spagna ci ha rubato il record, vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di buono. Quando l’Italia va al Mondiale o all’Europeo, diventa pericolosa. Il nostro obiettivo è formare una squadra subito e puntare a ottenere risultati dappertutto: Nations League, Europeo, Mondiale”. Infine, sui troppi stranieri in Serie A: “La percentuale è più o meno la stessa di tre anni fa, purtroppo. La nostra speranza è che vengano impiegati più italiani, poi se vanno all’estero e giocano va bene”. Capitolo punta: “Non credo che lì davanti siamo messi così male. Pio, Kean, Retegui… e nessuno di questi va considerato “giovane”. Spero che i nuovi facciano gli stessi gol che ha fatto Immobile in Serie A”.

Claudio Ranieri ha preso la palla al balzo per parlare delle scuole calcio e del costo del pallone in Italia: “Io sono chiamato a risolvere una situazione che non si vede: i primi di giugno, a Cagliari, un addetto ai lavori mi ha detto che le scuole calcio sono costosissime, e io chiederò aiuto a tutti. Ci sono famiglie che non possono permetterselo. Io voglio capire come funziona tutto questo e provare a risolvere. Dobbiamo cercare di riportare i bambini al calcio cercando di abbassare i prezzi”. Poi sulle giovanili: “Giocano bene fino all’U21, è l’ultimo salto che è tosto. Bisogna capire perché, strutturare i bambini dai 10 ai 15 anni. Noi siamo bravi tatticamente, gli altri tecnicamente. Abbiamo vinto diversi europei giovanili, ma all’estero l’aspetto tattico non è così esasperato come lo esasperiamo noi. Dobbiamo tornare a sviluppare la tecnica individuale. I nostri giovani allenatori non lo fanno più perché devono vincere. Bene, smettiamola. Vorrei far vedere ai bambini la nostra Italia ai mondiali, per me è il coronamento di un sogno. Io sarò sempre franco e leale con Mancini”.

Anche Ranieri si è soffermato sul discorso stranieri: “Le squadre sono piene di giocatori che arrivano dall’estero, e questo non va bene. Chiederò aiuti a tutti, anche alla politica se serve. Non possiamo andare avanti così. Ne va della nostra italianità. Bisogna dare l’opportunità a Roberto di poter scegliere. Io spero che tutti possano far giocare calciatori italiani, in Serie A e in Serie B”. L’ultimo appunto è sul “no” all’Italia dopo l’addio di Spalletti: “Non mi sono mai pentito. Non potevo interrompere un contratto con la Roma, la mia squadra del cuore, per fare il c.t. Ci sarebbero stati conflitti di interesse notevoli, per cui, a malincuore, ho preferito rifiutare”.

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