Lovaglio spiega che cosa vuol fare a chi è nato dopo il Monte dei Paschi
La rivista Advisor commenta l’intervista che l’ad di Banca Monte dei Paschi Luigi Lovaglio (nella foto) ha rilasciato a La Repubblica prima di partire per gli Stati Uniti dove va per raccogliere consensi al suo progetto. Lo spiegherà a chi è nato dopo Rocca Salimbeni.
Gian Maria Mossa come punto di riferimento per il wealth management, Generali partner industriale senza che le partecipazioni incrociate debbano trasformarsi in un vincolo e una riflessione sul premio nell’Ops su Banco BPM.
Nell’intervista pubblicata su La Repubblica, Luigi Lovaglio entra nei passaggi più delicati del progetto con cui Mps punta a costruire un nuovo grande polo finanziario italiano da circa 11 milioni di clienti, oltre 800 miliardi di attività finanziarie, circa 250 miliardi di crediti alla clientela e creazione di valore a doppia cifra.
A partire da Banca Generali, su cui Lovaglio fornisce una delle indicazioni più interessanti sulla futura governance. L’amministratore delegato del Monte indica infatti nell’attuale ceo Gian Maria Mossa un manager sul quale continuare a fare affidamento. “Alla guida di Banca Generali un manager stimato come Mossa”, afferma nell’intervista.
Un riconoscimento che suggerisce come Siena non immagini l’operazione semplicemente come l’assorbimento della banca private all’interno di una struttura più grande. La continuità manageriale di Mossa diventerebbe quindi funzionale alla conservazione di questa identità. Al punto da far pensare che le sue responsabilità potrebbero estendersi anche a Mediobanca.
Parallelo è l’intreccio con Generali. Con l’integrazione di Mediobanca, Mps si trova infatti al centro degli equilibri azionari del Leone: il Monte prevede di distribuire ai propri azionisti il 4,5% di Generali, nell’ambito della distribuzione straordinaria prevista dal progetto, conservando una partecipazione di circa l’8,8%.
Allo stesso tempo Generali controlla Banca Generali e, aderendo all’Ops sulla controllata, riceverebbe azioni Mps. Si determinerebbe così una situazione nella quale Mps sarebbe azionista di Generali e Generali diventerebbe azionista di Mps, oltre a mantenere importanti rapporti industriali con il gruppo.
Lovaglio non vede tuttavia in questo incrocio un elemento capace di limitare l’autonomia delle società. Alla domanda di Repubblica se il possesso di partecipazioni reciproche possa influenzare le scelte, risponde che non c’è “nessun rischio” e richiama il principio della responsabilità degli amministratori, chiamati ad agire nell’interesse delle rispettive società.
La questione è rilevante anche sul piano industriale. Nel nuovo perimetro convivrebbero infatti il rapporto con Generali e le attività assicurative già sviluppate da Banco BPM. Lovaglio sostiene però che non vi sia alcuna intenzione di imporre prodotti o strategie: la distribuzione dovrà essere guidata dall’interesse del cliente. Quanto alle partnership industriali, il manager sottolinea che il nuovo gruppo disporrebbe della capacità distributiva di Mps, che oggi lavora con Anima, Axa e BlackRock, oltre alle collaborazioni che arriverebbero da Banco BPM e Banca Generali.
Uno dei passaggi probabilmente più sensibili dell’intervista, è poi il premio dell’Ops su Banco BPM.
L’offerta è stata costruita secondo una logica di combinazione tra pari e non prevede un premio iniziale per gli azionisti di Piazza Meda. Su questo, almeno ora, Lovaglio non annuncia un aumento del corrispettivo. È a questo punto che arriva la risposta: “Il tema del premio, quindi, va letto nel giusto contesto”
Lovaglio richiama la proposta di una combinazione tra pari avanzata da Banco BPM a inizio giugno, quando si parlava di governance equilibrata, complementarità, crescita dell’utile per azione e creazione di valore per gli azionisti. “Continuiamo a condividere quella visione”, afferma.
L’Ops rappresenterebbe lo strumento tecnico per raggiungere quell’obiettivo e proprio per mantenere la natura di combinazione tra pari il Monte ha previsto una distribuzione straordinaria da 4 miliardi di euro.
La tesi di Lovaglio è che il valore per gli azionisti Banco BPM non debba essere misurato soltanto attraverso un premio immediato sulla quotazione. I soci di Piazza Meda entrerebbero in una piattaforma bancaria più ampia e diversificata, con una qualità degli utili superiore, una significativa crescita del dividendo per azione e la possibilità di partecipare alle sinergie dell’aggregazione e a oltre 30 miliardi di distribuzioni complessive al 2030. Anche per gli azionisti di Banca Generali, sostiene, l’operazione sarebbe chiaramente accrescitiva.
Resta infine il nodo Crédit Agricole, socio di Banco BPM. Lovaglio riconosce nel gruppo francese “un grande gruppo che conosciamo e rispettiamo” e non esclude che possa partecipare al nuovo progetto. In caso di adesione all’offerta diventerebbe infatti uno degli azionisti più rilevanti della nuova Mps.
L’assetto azionario del Monte è già oggi articolato: Delfin detiene il 17,533% di Mps, il gruppo Caltagirone il 13,490%, BlackRock il 4,898%, il ministero dell’Economia il 4,863% e il gruppo Banco BPM il 3,741%, mentre il restante 55,475% è nelle mani degli altri azionisti.





