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L’operazione speciale a Gaza City, eliminato il carceriere degli ostaggi

Ariel Piccini Warschauer.

Un tassello operativo di primo piano, una di quelle figure cerniera capaci di muoversi tra la pianificazione militare, il comando d’élite e la gestione logistica del «capitale politico» più prezioso di Hamas: gli ostaggi. Con una nota congiunta diffusa dall’esercito (IDF) e dal servizio di sicurezza interno (Shin Bet/ISA), Israele ha annunciato l’eliminazione di Adham Ibrahim Sha’aban Nasman, figura chiave nella catena di comando della Brigata di Gaza City dell’organizzazione islamista.

Il blitz è scattato nel fine settimana nel cuore di Gaza City. Nasman non era un bersaglio casuale. Negli archivi dell’intelligence israeliana il suo nome era evidenziato in rosso da tempo, legato a doppio filo tanto alle origini dell’attacco che ha cambiato il Medio Oriente, quanto alle dinamiche più delicate del conflitto in corso.

Per comprendere la portata dell’operazione occorre ricostruire la parabola di questo comandante all’interno dell’ala militare di Hamas. Già alla guida di un battaglione della Nukhba — le forze speciali dell’organizzazione —, la mattina del 7 ottobre 2023 Nasman ha diretto e coordinato in prima persona l’infiltrazione dei miliziani in territorio israeliano. Un ruolo tattico di primissimo livello a cui si è aggiunto, nei mesi successivi, un compito ancora più delicato: la supervisione e la detenzione dei prigionieri israeliani nascosti nella Striscia all’interno di tunnel scavati tra i 30 e i 60 metri di profondità. Tra gli ostaggi passati sotto la sua custodia figurano Romi Gonen, Emily Damari, i fratelli Ziv e Gali Berman, Eitan Mor, Matan Angrest e Omri Miran.

Non si trattava peraltro di un profilo improvvisato. Nasman vantava un curriculum militare completo: in passato era stato ufficiale dell’intelligence della brigata e comandante del battaglione di Al-Shati, firmando numerose azioni tattiche e imboscate contro le truppe israeliane.

Negli ultimi mesi, secondo quanto ricostruito dagli 007 di Tel Aviv, il comandante stava lavorando alla riorganizzazione clandestina dell’ossatura militare di Hamas nel nord della Striscia. Il suo compito principale era quello di riassemblare ciò che l’offensiva israeliana aveva scompaginato: addestrare nuove reclute, supervisionare la produzione artigianale di munizioni e garantire la redistribuzione di armi ai battaglioni decimati. Attività condotte nell’ombra e considerate da Israele una diretta e grave violazione degli accordi di tregua.

L’eliminazione di Nasman conferma la linea di Tel Aviv: la caccia ai quadri intermedi e superiori di Hamas non si ferma, con l’obiettivo prioritario di impedire che il gruppo riesca a ricostituire una catena di comando funzionale nelle aree della Striscia. Dal Comando Meridionale delle IDF il messaggio resta infatti invariato: la presenza militare sul terreno proseguirà finché non saranno neutralizzate tutte le minacce residue.

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