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Londra, un re, un principe e quel fossato sempre più profondo

Ariel Piccini Warschauer.

Ah, la solitudine del principe in esilio. Harry d’Inghilterra si appresta a rimettere piede sul suolo patrio, ma lo spartito di questo suo ennesimo ritorno ha il tono minore di un assolo malinconico. Niente duchessa consorte al braccio, niente pargoli reali — i piccoli Archie e Lilibet, che il regale nonno Carlo non vede da quattro lunghi anni — a portare una ventata di spensierata gioventù californiana tra i viali di Windsor.

Il motivo del gran rifiuto di Meghan? Il solito, prosaico, eppure vitalissimo nodo della sicurezza. Quando il comitato Ravec ha decretato che i contribuenti britannici non sborseranno un solo penny per la scorta di un membro “part-time” della ditta reale, a Montecito è calato il gelo. Harry, su questo punto, è inflessibile: senza le guardie di Sua Maestà a fare da scudo, la famiglia non si muove. Una scelta che i suoi detrattori leggono come un’impuntatura capricciosa e che invece, nelle stanze dei duchi di Sussex, viene vissuta come una dolorosa necessità.

Il programma della visita, che avrebbe dovuto avere il sapore di un potenziale ramoscello d’ulivo, ne esce così mutilato. Il duca si muoverà da solo, come un cavaliere solitario, tra gli impegni ufficiali della sua creatura più cara, gli Invictus Games, e i corridoi del Royal Hospital Chelsea. Resta l’amarezza per quel pellegrinaggio ad Althorp, sulla tomba di mamma Diana, che Harry avrebbe voluto condividere con moglie e figli, e che ora rischia di trasformarsi in un solitario omaggio privato, lontano dagli sguardi del mondo ma anche dal calore dei propri cari.

A Buckingham Palace, nel frattempo, la cortina di fumo del “no comment” è più densa della nebbia londinese di un tempo. Re Carlo III ha l’agenda fitta, fanno sapere i suoi collaboratori con quel distacco squisitamente britannico che serve a mascherare l’ennesima ferita familiare. Ma la Corona, si sa, ha le sue regole non scritte, e la prima è la sopravvivenza istituzionale, ben prima dei sentimenti.

Harry sbarca dunque in una Londra che lo osserva con un misto di stanchezza e immutata curiosità, ma senza tappeti rossi. La sua battaglia legale contro il Ministero dell’Interno continua, ma per ora il punteggio vede la burocrazia di Downing Street in netto vantaggio. Resta da vedere se questo soggiorno solitario saprà toccare le corde giuste per una tregua o se, al contrario, approfondirà quel solco transatlantico che ormai da anni divide il cuore della monarchia.

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