L’ombra di Teheran sul Mossad e la caccia ai sabotatori
Ariel Piccini Warschauer.
Il fronte mediorientale non dorme mai, nemmeno quando la diplomazia prova a tessere la tela di un cessate il fuoco quanto mai complicato. Le ultime ore raccontano di una guerra che si è spostata dai tunnel del Libano meridionale ai bunker della manutenzione aerea israeliana, fino alle acque agitate del Golfo.
Il “Virus” all’interno della IAF
La notizia più inquietante per la sicurezza di Tel Aviv arriva dall’interno. Alcuni tecnici della Israeli Air Force (IAF) sono stati arrestati con l’accusa di spionaggio a favore dell’Iran. Non è la prima volta che l’intelligence di Teheran cerca di reclutare cittadini israeliani, ma il fatto che il “virus” della delazione abbia infettato il personale tecnico dell’aviazione – il cuore pulsante della difesa dello Stato – alza l’allerta a livelli critici.
Gli agenti iraniani avrebbero utilizzato tecniche di social engineering per agganciare i tecnici, chiedendo informazioni sensibili su basi, manutenzione dei caccia e spostamenti logistici. È la conferma che la guerra tra Mossad e Pasdaran si gioca ormai su ogni tastiera e in ogni hangar.
Libano: Terra Bruciata prima del Silenzio
Mentre il Primo Ministro libanese Najib Mikati lancia accuse pesantissime verso Gerusalemme, parlando apertamente di “crimini di guerra”, sul terreno la realtà è quella di un’accelerazione finale. Nelle 24 ore precedenti l’ipotesi di un cessate il fuoco, l’IDF ha sferrato un colpo durissimo:
Centinaia di miliziani di Hezbollah sarebbero stati uccisi in una serie di raid mirati e scontri ravvicinati.
Poi ci sono una serie di catture eccellenti: Nel Sud del Libano, le forze speciali israeliane hanno messo le mani su un esponente della Radwan Force, l’unità d’élite del “Partito di Dio”. La sua esfiltrazione in Israele potrebbe fornire mappe e codici preziosi per smantellare ciò che resta delle infrastrutture sotterranee lungo la Blue Line.
La Sfida Navale dei Pasdaran
Non c’è solo il Libano. L’IRGC (le Guardie della Rivoluzione iraniana) ha rivendicato il sequestro di due navi, una mossa che puzza di rappresaglia e di pressione psicologica sulle rotte commerciali. Teheran vuole dimostrare di poter chiudere i rubinetti del traffico marittimo a proprio piacimento, agendo come un “poliziotto cattivo” nel Golfo per bilanciare le perdite subite dai suoi proxy a terra.
Siamo nel momento più pericoloso di ogni conflitto: quello in cui le parti cercano di ottenere il massimo vantaggio tattico prima che scatti l’ora X. Per Israele, la sfida è doppia: colpire Hezbollah per garantire il ritorno dei civili nel Nord, ma contemporaneamente bonificare il proprio apparato interno dalle infiltrazioni iraniane. La “guerra delle spie” non accetta tregue, anche se i cannoni dovessero tacere per qualche giorno.





