L’insegnamento dell’atletica azzurra all’Italia dello sport e della politica
Per fortuna che non c’è solo il pallone, forse lo sport è qualcosa di diverso dalle campagne acquisti milionarie e dai bla bla bla televisivi di presuntuosi opinionisti, scrive il Quotidiano Nazionale. A fronte di un Mondiale di calcio che ha dato il peggio di sé in partite senza gol e nella deludente finale finita in rissa, gli Europei di Birmingham non solo ci hanno risollevato dall’ennesima mancata qualificazione dei calciatori azzurri, ma hanno fatto toccare con mano che esiste un altro sport, diverso e migliore. Quello di donne e uomini che sanno gareggiare restando umani, abbracciarsi tra vincitori e sconfitti, mostrare facce pulite e sorridenti, chiedere scusa ai compagni di squadra, contagiare di gioia uno stadio intero. Com’è successo quando Tamberi ha festeggiato il primo compleanno della figlia con l’ennesima medaglia d’oro.
E appare stretta la definizione di “italiani di seconda generazione” per le medaglie conquistate da atleti ormai italiani senza se e senza ma, pur nella memoria di radici lontane da tutto il mondo: Nord e Sud dell’Africa, Europa dell’Est, Cuba, Usa… Una di loro ha dovuto sudare il diritto a diventare italiana, la triplista Derkach che bambina lasciò l’Ucraina con la famiglia. Senza dimenticare figli e figlie di coppie miste, come Nadia Battocletti di madre marocchina e padre trentino e – saltando dalla pista alla piscina – Sara Curtis, madre nigeriana e padre laziale. E neppure gli italiani per adozione come Yeman Crippa, nato in Etiopia e accolto dall’orfanotrofio – lui e i suoi 5 fratelli! – da genitori milanesi.
È stato bello ascoltare interviste date con grande padronanza della lingua, scoprire eccellenti curriculum di studi universitari, assistere a vittorie di squadra avvolte nel tricolore. Uno spaccato di mondialità ospitale nella speranza che tutta l’Italia apprenda, da questo modo di fare sport, una lezione di rispetto, fraternità, voglia di vivere. E magari di vincere.


