Indagato il poliziotto che ha sparato al detenuto al pronto soccorso di Prato ma Salvini e Balboni lo difendono
Non poteva scappare. «I filmati acquisiti mostrano la dinamica dei fatti». Luca Tescaroli parte da lì, dalle immagini del pronto soccorso di Prato. E mette un punto che pesa sull’inchiesta: il ventiduenne marocchino correva sì per sottrarsi agli agenti, ma era ammanettato e si trovava «all’interno di un ambiente chiuso dal quale non poteva uscire». Due poliziotti penitenziari lo inseguono, uno estrae la pistola e spara tre volte. Un proiettile lo colpisce. È questa, nella nota del procuratore, la sequenza che ha portato all’iscrizione dell’agente per tentato omicidio. Il Tirreno ricostruisce la vicenda.
Un chiarimento giuridico e fattuale che non basta a spegnere la polemica. Anzi. La miccia la accende Matteo Salvini: «Totale sostegno all’agente di Prato. Altro che tentato omicidio: ha semplicemente fatto il suo lavoro», scrive il vicepremier e leader della Lega. Poco dopo arriva il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni (FdI), che giudica «inconsistente» l’accusa e sostiene che l’aver mirato a una zona non vitale del corpo escluderebbe la volontà di uccidere. La politica arriva prima dei verbali: l’inchiesta è appena cominciata e il poliziotto deve ancora essere interrogato con i suoi difensori.
La procura ricostruisce anche ciò che è accaduto prima. Domenica il ventiduenne era stato fermato fuori dalla Dogaia insieme ad altri due uomini mentre, secondo gli inquirenti, lanciava plichi oltre il muro del carcere. Cinque lanci: tre pacchi finiscono nei passeggi della Media sicurezza, due dentro il muro di cinta. Dentro, complessivamente, 600 grammi di hashish e due cellulari. I tre vengono arrestati; più tardi viene arrestato anche il detenuto che avrebbe recuperato i plichi. Il giovane cade durante il fermo, si ferisce e viene portato al Santo Stefano.
Verso le 17, mentre è su una barella con le mani ammanettate, si alza, raggiunge un estintore, lo scarica nei locali e tenta di allontanarsi. Qui le versioni si separano. Il Sappe sostiene che il ventiduenne abbia colpito gli agenti con l’estintore, ferendone due: uno avrebbe riportato la frattura di una mano con trenta giorni di prognosi, l’altro dieci. La Procura, invece, insiste sul dato che emerge dai filmati: il ragazzo correva in uno spazio chiuso dal quale non poteva uscire quando sono partiti i tre colpi. Sarà l’indagine a stabilire distanze, traiettorie, tempi e soprattutto se l’uso dell’arma fosse giustificato.L’avvocato Vittorio Luigi Fucci, difensore del poliziotto carcerario, invoca l’applicazione della nuova normativa sull’iscrizione degli appartenenti alle forze dell’ordine. Dice di confidare nella magistratura, ma sostiene che la condotta del suo assistito presenti una «evidente causa di giustificazione» e richiama la modifica dell’articolo 335 del codice di procedura penale, con la possibilità dell’annotazione preliminare nel modello 45 bis invece dell’iscrizione automatica nel registro degli indagati.
Poi arrivano i sindacati. L’Osapp sostiene che il poliziotto, appena diciotto mesi di servizio, sarebbe stato «lasciato solo» dal ministro Carlo Nordio e dal Dap e pone il problema della formazione troppo breve degli agenti. Cnpp-Spp parla di una sequenza che ha superato il livello di guardia alla Dogaia e chiede di evitare «processi sommari». Uil Fp domanda camere di sicurezza negli ospedali per arrestati e detenuti, reparti dedicati e più telemedicina per ridurre gli invii ai pronto soccorso.
Eppure, nel rumore delle accuse e delle solidarietà, c’è un altro dato che rischia di restare sul fondo. Gli infermieri. Gli Ordini professionali della Toscana ricordano che nello stesso giorno, al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, un infermiere è stato colpito al volto con un pugno e che anche dal Pistoiese continuano ad arrivare segnalazioni di aggressioni. Chiedono misure di prevenzione concrete nei reparti d’emergenza, non soltanto norme sulla carta.
Al Santo Stefano, domenica, c’erano pazienti, medici, infermieri, agenti. Un estintore scaricato, tre spari, una gamba ferita. Ora ci sono un fascicolo per tentato omicidio e una polemica che corre già più veloce delle immagini che la Procura sta ancora studiando.


