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Economia

L’idea per i turisti giornalieri: una tassa non da pagare ma una spesa da fare a Siena

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Non so se è un’idea giusta e fattibile, ma è un’Idea su cui ragionare e non mi pare che a Siena ci siano molte riflessioni tra quel che resta dei partiti e tra le associazioni e quindi il ragionamento del Partito del Bollore ha il merito di invitare a discutere di un argomento.

Cinquanta euro per entrare in città, ma interamente spendibili nelle attività senesi. L’idea punta a trasformare il turismo “mordi e fuggi” in una risorsa economica, incentivando allo stesso tempo i visitatori a pernottare Non una tassa da pagare, ma una spesa da fare a Siena. È questo il principio alla base di una proposta che prova ad affrontare uno dei temi più discussi degli ultimi anni: l’impatto del turismo giornaliero sul centro storico e la necessità di trasformare l’elevato numero di visitatori in una maggiore ricaduta economica per la città. L’idea è quella di introdurre, nei giorni di maggiore afflusso turistico, un ticket di ingresso da 50 euro completamente spendibile. Il visitatore giornaliero acquisterebbe il biglietto per accedere alla città, ma l’intera somma diventerebbe un credito utilizzabile presso negozi, ristoranti, bar e altre attività aderenti nel Comune di Siena.

Il meccanismo immaginato è semplice: al momento della spesa l’esercente scansiona il QR code associato al ticket e riceve successivamente il 90 per cento del credito utilizzato. Il restante 10 per cento viene trattenuto dal Comune per finanziare la gestione del sistema, i controlli e i servizi connessi alla pressione turistica.

In altre parole: 50 euro di ticket, 50 euro da spendere.

Il punto di partenza della proposta è una considerazione precisa: Siena non avrebbe tanto bisogno di aumentare il numero complessivo dei visitatori, quanto di fare in modo che una parte maggiore di loro rimanga più a lungo e produca una maggiore ricaduta economica sul territorio.

Una quota rilevante di turisti arriva infatti nel centro storico, vi trascorre poche ore e riparte senza pernottare. È il cosiddetto turismo “mordi e fuggi”: utilizza gli spazi pubblici e i servizi cittadini, contribuisce all’affollamento soprattutto nelle giornate di punta, ma genera una spesa mediamente inferiore rispetto a quella di chi trascorre almeno una notte in città.

Da qui l’obiettivo dichiarato della proposta: non ridurre semplicemente i flussi, ma trasformare la presenza turistica in maggiore ricchezza per Siena.

Quanti sono i visitatori giornalieri? Il primo problema è che il numero dei turisti che arrivano e ripartono nella stessa giornata non viene rilevato direttamente. La proposta prova quindi a elaborare una stima.

Il dato di partenza indicato è quello dei 298.063 arrivi con pernottamento registrati nel Comune di Siena tra maggio e settembre 2025. Per stimare la componente giornaliera viene utilizzato come termine di paragone Venezia, dove, secondo il dato citato nella proposta, i visitatori giornalieri rappresenterebbero circa l’80 per cento del totale. Per Siena viene adottata un’ipotesi più prudente, attribuendo ai giornalieri una quota del 60 per cento del totale.

Applicando questa ipotesi, i turisti giornalieri a Siena nel periodo maggio-settembre 2025 sarebbero stati circa 447.095.

È importante sottolineare che non si tratta di un dato ufficialmente rilevato, ma di una stima costruita sulla base di alcune assunzioni. Ed è proprio la difficoltà di quantificare con precisione il fenomeno uno degli elementi che la proposta mette in evidenza.

Il modello Venezia, ma con una differenza sostanziale

Il riferimento inevitabile è Venezia, dove il contributo di accesso viene applicato in determinate giornate caratterizzate da forte pressione turistica. La proposta senese, tuttavia, sarebbe concettualmente diversa. A Venezia il contributo rappresenta un costo per il visitatore; a Siena, invece, il denaro versato diventerebbe credito da spendere nell’economia cittadina.

Dal modello veneziano verrebbe mutuato soprattutto il criterio del calendario: individuare un numero limitato di giornate nelle quali la pressione turistica raggiunge i livelli più elevati. L’ipotesi formulata prevede 60 giorni di applicazione all’anno. Assumendo che in quelle giornate il flusso turistico sia circa doppio rispetto alla media, la proposta stima in 350.662 i visitatori giornalieri interessati dal sistema.

Se ciascuno di loro spendesse almeno 30 euro, la spesa generata nei 60 giorni sarebbe superiore ai 10,5 milioni di euro anche senza considerare gli ulteriori effetti del ticket.

Un meccanismo per modificare i comportamenti

La proposta non punta soltanto ad aumentare la spesa dei visitatori, ma anche a modificarne le scelte. Il ticket da 50 euro potrebbe infatti funzionare come disincentivo alla visita giornaliera nei periodi di massimo afflusso. Parallelamente, l’esenzione prevista per chi soggiorna nelle strutture ricettive del Comune potrebbe rappresentare un incentivo a trascorrere almeno una notte a Siena.

Su una platea stimata di 350.662 visitatori giornalieri nei 60 giorni interessati dal provvedimento, viene ipotizzato che il 10 per cento rinunci alla visita giornaliera e un altro 10 per cento scelga invece di pernottare in città.

Il risultato teorico sarebbe quindi di circa 280.530 visitatori giornalieri, 35.066 nuovi turisti pernottanti e altrettanti visitatori che deciderebbero di non effettuare la visita in giornata.

Si tratta, ancora una volta, di uno scenario ipotetico e non di una previsione certa: la reale risposta dei turisti a un sistema del genere potrebbe essere verificata soltanto attraverso una sperimentazione.

Una ricaduta potenziale superiore ai 20 milioni

È sul terreno economico che la proposta presenta i numeri più significativi. Per i 280.530 visitatori che continuerebbero ad arrivare in giornata viene considerata una spesa pro capite di 50 euro, coincidente con il valore del ticket spendibile. La ricaduta sarebbe quindi di circa 14,02 milioni di euro.

Ai 35.066 visitatori che decidessero invece di pernottare viene attribuita una spesa media di 180 euro a persona, valore ottenuto facendo una media tra la spesa indicata per i turisti stranieri e quella per i turisti italiani. In questo caso la ricaduta stimata sarebbe di circa 6,31 milioni di euro.

Complessivamente, nei 60 giorni di applicazione, l’impatto economico arriverebbe così a circa 20,33 milioni di euro. La logica è evidente: cercare di trasformare la pressione esercitata sul centro storico in consumi distribuiti tra le attività economiche della città e, contemporaneamente, favorire un turismo capace di fermarsi più a lungo.

Il nodo decisivo: serve una legge nazionale

Tra l’idea e la sua possibile applicazione esiste però un ostacolo rilevante. Un sistema che condizioni l’accesso a una parte della città non potrebbe essere introdotto autonomamente dal Comune di Siena con una semplice decisione amministrativa. Il precedente indicato è ancora quello veneziano, reso possibile da una specifica disposizione nazionale che ha attribuito al Comune i poteri necessari per istituire il contributo di accesso.

Per Siena sarebbe quindi necessario immaginare un percorso analogo. Prima di tutto una legge nazionale che attribuisca al Comune la facoltà di introdurre il sistema. Successivamente dovrebbe essere approvato un regolamento comunale capace di definire le aree interessate, le giornate di applicazione, le categorie esentate, le modalità di acquisto, i controlli e le eventuali sanzioni. A questo dovrebbe affiancarsi la realizzazione della piattaforma informatica e del sistema di convenzioni con commercianti, ristoratori e altre attività cittadine.

La proposta prevede infine una fase di sperimentazione limitata ad alcune giornate, in modo da misurare concretamente gli effetti sui flussi turistici, sui pernottamenti, sulla spesa e sul funzionamento della città, prima di decidere un’eventuale introduzione definitiva.

Dalla tassa alla redistribuzione della spesa

Il punto più originale dell’ipotesi sta probabilmente proprio qui. Il visitatore non pagherebbe 50 euro per il semplice diritto di entrare nel centro storico: verserebbe una somma che sarebbe poi obbligato a spendere a Siena.

Il ticket diventerebbe quindi contemporaneamente strumento di regolazione dei flussi e incentivo diretto all’economia locale.

Resta naturalmente da verificare la fattibilità giuridica, economica e organizzativa dell’intero modello, così come andrebbero analizzati con maggiore precisione i dati sui flussi giornalieri e testate le ipotesi sui comportamenti dei visitatori.

Ma la proposta pone una questione destinata comunque a rimanere centrale nel dibattito sul futuro turistico della città: come fare in modo che il successo di Siena come destinazione non si traduca soltanto in maggiore affollamento, ma anche in maggiore valore per la città, per chi vi abita e per chi vi lavora?

La risposta suggerita è sintetizzata nello slogan della proposta: “Non una tassa da pagare. Una spesa da fare a Siena.”

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