Le ripercussioni sui clienti della contesa tra Monte dei Paschi e Intesa
La contesa tra Banca Mps e Intesa Sanpaolo non è solo una partita di Borsa e l’ultimo capitolo del risiko bancario in corso da mesi tra gli istituti italiani. Come spiega Francesco Bertolino sul Corriere della Sera, se la scommessa di Siena dovesse concretizzarsi nascerebbero banche più grandi, più redditizie e capaci di competere a livello europeo, ma con il rovescio della medaglia di una minore concorrenza nel credito e nei servizi bancari per cittadini e aziende. Un dilemma che vale per qualunque esito della contesa, sia che vinca Intesa con la sua offerta da 30,6 miliardi, sia che prevalga l’alternativa targata Luigi Lovaglio.
Posizione ribadita anche da Gianfranco Ursino, che in un editoriale sulSole 24 Ore spiegava come il riassetto in corso, per quanto pensato per rafforzare i poli bancari nazionali, rischia di tradursi in uno scenario con meno concorrenti e quindi meno libertà di scelta per chi ha un conto o un mutuo. Nella lettura dell’editorialista, quando il numero di player si riduce cala anche il potere negoziale dei clienti, e le sinergie generate dalle fusioni difficilmente vengono girate a chi sta dall’altra parte dello sportello: restano perlopiù nelle tasche degli azionisti, sotto forma di margini più alti, senza tradursi in tassi migliori, commissioni più basse o servizi superiori





