Le novità introdotte dalla legge di bilancio 2026
Alessandro De Nicola su La Stampa approfondisce le novità introdotte dalla legge di bilancio 2026 sulla previdenza complementare, che dal 31 ottobre consentono ai lavoratori di trasferire il contributo del datore di lavoro anche verso fondi pensione aperti o piani individuali pensionistici (Pip). In precedenza, chi lasciava il fondo negoziale di categoria perdeva il versamento aziendale, generalmente compreso tra l’1 e il 2% della retribuzione. De Nicola giudica positivamente la riforma, ritenendo che il contributo datoriale sia parte della retribuzione e debba quindi seguire il lavoratore. La maggiore libertà di scelta, sostiene, favorirà la concorrenza tra i gestori, incentivando una riduzione dei costi e un miglioramento dei servizi, oltre a consentire investimenti più adatti alle esigenze individuali. Sindacati e associazioni datoriali contestano tuttavia la novità, temendo conseguenze sugli investimenti di lungo periodo e il trasferimento dei risparmi verso prodotti più costosi. Obiezioni che l’autore considera poco convincenti: i fondi sono a contribuzione definita e il capitale era già trasferibile, mentre contro i costi elevati servono trasparenza e informazione. Il nodo principale riguarda il possibile conflitto tra legge e contrattazione collettiva. Le parti sociali hanno proposto clausole che riserverebbero il contributo aziendale agli iscritti ai fondi di categoria, rischiando di vanificare la riforma e aprire contenziosi giudiziari. De Nicola auspica quindi un chiarimento legislativo, procedure semplici per le imprese e maggiore educazione finanziaria, considerando che solo il 17% degli italiani conosce adeguatamente gli strumenti previdenziali. L’autore conclude osservando come il governo promuova poco una delle sue rare riforme favorevoli alla concorrenza e alla libertà di scelta dei cittadini.





