Le critiche al governo sul trattamento dei giovanissimi manifestanti
Luciano Panzani su InPiù commenta le critiche al Governo sul trattamento dei giovanissimi manifestanti che toccano tre livelli principali: l’efficacia giuridica delle norme, l’impatto sociale sui giovani e la gestione dell’ordine pubblico.
• L’attacco alla presunzione di innocenza/capacità: La critica più seria mossa da giuristi e magistrati riguarda la “presunzione di imputabilità” dai 14 anni in su. Nel sistema italiano, la capacità di intendere e volere di un minore va sempre dimostrata caso per caso attraverso perizie psicologiche. Introdurre una presunzione automatica “fino a prova contraria” viene visto come un grave arretramento che tratta gli adolescenti come adulti.
• La rinuncia alla funzione rieducativa: Esperti di diritto minorile sottolineano che l’inasprimento delle pene (fino a 5anni per il solo reato di partecipazione violenta) e l’estensione del fermo preventivo ai minori rompono il principio costituzionale della pena orientata al recupero, rischiando solo di spingere i ragazzi verso la criminalità permanente.
Le colpevolizzazione delle famiglie e l’aspetto economico
• Inutilità delle multe alle famiglie svantaggiate: Molti dei minori identificati o fermati provengono da contesti di forte marginalità sociale o da famiglie già in condizioni di grave indigenza. Sindacati e associazioni attive nelle periferie fanno notare che infliggere sanzioni da migliaia di euro o pretendere risarcimenti immediati dai genitori non ha alcun effetto deterrente, ma serve solo ad affossare economicamente nuclei familiari già fragili.
• Mancanza di interventi sul disagio: Le opposizioni politiche e i sindaci di centrosinistra accusano il governo di usare la polizia e i tribunali per coprire la totale mancanza di investimenti nel welfare, nella scuola, nelle politiche giovanili e nel contrasto al carovita. La tesi è che “il disagio sociale non nasce dal nulla” e non si cura con i decreti.
• Il rischio di criminalizzare il dissenso pacifico: Con l’introduzione del reato di “partecipazione violenta” (basta far parte di un gruppo di 5 persone in cui qualcuno lancia un oggetto), le associazioni degli studenti e i collettivi denunciano il rischio che ragazzi del tutto pacifici vengano arrestati o sanzionati solo per essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.
• I numeri dei fermi: Le critiche si sono intensificate dopo il bilancio dell’ultimo weekend, che ha visto oltre 4.000 persone identificate e ben 110 minori trattenuti in questura in tutta Italia. Secondo i promotori delle manifestazioni, le forze dell’ordine starebbero attuando una strategia di “fermi di massa” indiscriminati per intimidire i giovani e svuotare le piazze, colpendo la libertà di espressione.
Queste critiche hanno un fondamento parziale. E’ indubbio che i cortei non erano composti soltanto da minori, ma è altrettanto certo che vi sono state violenze e banali attacchi ai negozi allo scopo di impossessarsi di capi firmati e oggetti di valore ed è indubbio che vi sono state vere e proprie devastazioni sia di proprietà private che pubbliche. Alcuni dei nuovi strumenti di polizia sono destinati ad avere scarsa efficacia, sia perché il presunto istigatore dei cortei violenti non è un minorenne ed è stato individuato con tecniche d’indagine tradizionali sia perché l’arresto preventivo serve quando i protagonisti delle violenze sono noti in anticipo, come nel caso dei capi delle tifoserie violente. Qui è molto meno probabile che si tratti di strumenti utili. Altre critiche sono nient’altro che la riedizione di argomentazioni difensive che già venivano usate nei processi contro i protagonisti della guerriglia urbana. Anche se non partecipo al lancio di oggetti o ad altri atti aggressivi, se vi assisto mostrando di aderire all’iniziativa, con la mia partecipazione rafforzo l’intento criminale di chi lancia pietre o compie altri atti aggressivi.
La responsabilità dei genitori è prevista da sempre dal codice civile. Ribadirla serve a far sì che i genitori sorveglino i figli ed evitino la partecipazione ad atti violenti. Sicuramente l’osservazione più ovvia, ma che corrisponde ad una profonda verità è che oltre a chi voleva soltanto approfittare delle manifestazioni per darsi alla violenza e all’illegalità, vi sono quelli che intendevano protestare contro la difficile situazione economica. Sarebbe ben stolto il governo che non si avvedesse di tale situazione, che è sotto gli occhi di tutti, e non intervenisse per garantire livelli di vita più decorosi. Il problema è che l’economia non cresce o cresce in modo inadeguato e che vincoli di finanza internazionale e di rating limitano fortemente i margini di manovra. E’ su questo che varrebbe la pena che tutte le forze politiche proclamassero una tregua dalla competizione elettorale per studiare misure che vadano a ridurre l’impatto delle difficoltà e della crisi. Basterebbe? Probabilmente no, ma varrebbe la pena di provarci, anche perché questo difficile momento offre grandi opportunità ai cultori della guerra asimmetrica o, per meglio dire, a chi pesca nel torbido, terroristi islamici compresi.





