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Economia

Le colpe e le dimenticanze nelle dichiarazioni del sindaco di Siena sul Monte dei Paschi

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Il sindaco di Siena Nicoletta Fabio, in una intervista a La Nazione, parla del passato, del presente e del futuro del Monte dei Paschi. Sul presente può parlare con cognizione di causa, del futuro pure, ma sugli ultimi 30 anni mostra molte lacune che derivano dal fatto che fino a poco tempo fa si è occupata dell’insegnamento di materie letterarie nei licei e la politica era lontana dai suoi interessi. C’è un’abbondante rassegna stampa su quella che Fabio definisce la “disastrosa acquisizione di Antonveneta” dalla quale si rileva che venne subito definita, in positivo, l’operazione bancaria del secolo da illustri esponenti di sinistra, centro e destra, da industriali tra i quali Luca Cordero di Montezemolo e delle poltrone nel cda dell’acquisita banca beneficiarono molti, e non erano solo “comunisti”, ma anche amministratori di svariati colori politici. L’intervista del sindaco e il comunicato dell’unione comunale del Pd, che addossa al governo la responsabilità dell’attuale vicenda montepaschina, rompono un fronte che era riuscito a restare compatto, nonostante la fuga in avanti del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che negli ultimi tempi sulla questione si è defilato. Semmai, istituzioni e sindacati dovrebbero chiedersi perché non si sono mobilitati per il sit in di giovedì 29 ottobre davanti all’auditorium di viale Mazzini oppure, se lo hanno fatto, i motivi per cui è stato un mezzo flop.

Perché siamo arrivati a questo punto?

“La vicenda complessa del Monte non nasce ora. Le difficoltà che hanno segnato la storia recente della banca sono il risultato di scelte maturate in molti anni, a cominciare dalla disastrosa acquisizione di Antonveneta”.

Sono passati venti anni…

“Vero, ma quell’operazione ha aperto una stagione di crisi e di pesanti conseguenze economiche, finanziarie e sociali per Siena. Una storia della quale non possiamo perdere la memoria, che ha responsabilità ben precise e individuabili. Una storia che non possiamo dimenticare soprattutto se vogliamo comprendere il presente e affrontare con realismo il futuro”.

L’opposizione ora accusa il governo di non essere intervenuto. Lei che ne pensa?

“È sbagliato cercare di addossare colpe al governo detentore del solo 4,86% a fronte di votazioni ieri concluse con oltre il 90% dei voti contrari al piano prospettato da Lovaglio”.

Ma non poteva intervenire prima l’esecutivo?

“È sbagliato e pretestuoso alludere a un possibile ruolo che avrebbe potuto svolgere il governo in questa vicenda da parte di forze politiche di sinistra i cui leader nazionali più volte si sono espressi lanciando chiaramente l’alt ad ogni possibile intervento dall’alto sulla vicenda.

Occorre sfuggire al gioco delle parti in commedia”.

Quali i prossimi passi?

“Le decisioni dell’assemblea rispecchiano la volontà degli azionisti e devono essere rispettate. Così come devono essere rispettati i ruoli delle istituzioni, le regole del mercato e i tempi dei processi economici e finanziari. Compito delle istituzioni è tutelare sempre gli interessi delle comunità che rappresentano”.

Lovaglio ha detto “la partita non è finita”. Lei cosa pensa?

“L’assemblea rappresenta un passaggio importante, ma non conclude una vicenda ancora in evoluzione. E il Comune di Siena intende continuare a esercitare il proprio ruolo, ricercando interlocuzioni con tutti i soggetti coinvolti nelle future decisioni, nel rispetto delle rispettive competenze e autonomie”.

Partendo sempre dalla piattaforma rivendicata nei mesi scorsi?

“Le nostre priorità restano la salvaguardia dell’occupazione, il mantenimento delle funzioni direzionali a Siena, la tutela dell’identità e del patrimonio storico della banca, a partire dalla sua denominazione, e il radicamento nel territorio, a sostegno di famiglie e imprese. A parole questi obiettivi, per quanto scritto in questi giorni, sono condivisi anche da chi ha promosso l’Opas su Mps”.

Si apre ora la fase del dialogo?

“Noi su questi obiettivi continueremo a cercare un confronto costruttivo, per comprendere le prospettive che si apriranno e individuare, nelle sedi appropriate, soluzioni e garanzie concrete per Siena. Il futuro del Monte richiede responsabilità e rispetto dei ruoli e non si tutela con le contrapposizioni, ma con la capacità di costruire un dialogo autorevole e di ottenere risultati. Siena continuerà a far sentire la propria voce”.

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