L’Azienda Simmer consolida il primato, il bis a Wimbledon vale oltre 4 milioni di euro
Ariel Piccini Warschauer.
La finale di Wimbledon 2026 non ha soltanto sancito la superiorità tecnica e mentale di Jannik Sinner, capace di piegare Alexander Zverev sulla distanza dei quattro set per bissare il titolo del 2025. Ha anche aggiornato, con la precisione di un bilancio di metà anno, i numeri di quella che a tutti gli effetti è diventata una multinazionale dello sport: l’Azienda Sinner.
Il prestigioso torneo londinese, che in questa stagione ha messo sul piatto un montepremi record da 64,2 milioni di sterline, ha garantito al vincitore del singolare maschile un assegno da 3,6 milioni di sterline, equivalenti a circa 4,17 milioni di euro al tasso di cambio corrente. Si tratta del premio singolo più alto mai distribuito nella storia ultracentenaria dei Championships, mentre ad Alexander Zverev è andata la metà esatta della cifra.
Con questo incasso sui prati di Church Road, Sinner compie un balzo straordinario nella classifica storica dei premi ufficiali distribuiti dall’ATP. Il tennista azzurro ha infatti superato la barriera dei 69,3 milioni di dollari di premi vinti in carriera, pari a oltre 63 milioni di euro. Prima dell’inizio del torneo, l’altoatesino stazionava a quota 64,8 milioni. Grazie al trionfo di Londra, scavalca mostri sacri del tennis recente e si porta al sesto posto della classifica storica di tutti i tempi, insidiando da vicino lo stesso Zverev e lo spagnolo Carlos Alcaraz. Se si considera la sola prima metà del 2026, Sinner ha già raccolto sul campo oltre 11,3 milioni di dollari.
Tuttavia, se i premi ufficiali sul campo rappresentano la base liquida, l’indotto generato dai contratti di sponsorizzazione costituisce la vera cassaforte del numero uno del mondo. La vittoria a Wimbledon attiva infatti una serie di clausole contrattuali estremamente remunerative note come bonus di performance. Accordi di primissimo piano, a partire dal colossale contratto decennale con Nike da 150 milioni di dollari complessivi, prevedono pesanti moltiplicatori finanziari in caso di vittoria di titoli dello Slam o per la permanenza sul trono del ranking mondiale. Un discorso analogo vale per la folta galassia di marchi globali che hanno legato la propria immagine a quella dell’azzurro, come Gucci, Rolex, Head, Lavazza, Intesa Sanpaolo e Fastweb. Per loro, l’esposizione planetaria garantita dal bis londinese rappresenta un ritorno sull’investimento senza precedenti. Gli analisti stimano che i ricavi extra-campo di Sinner per il 2026 supereranno ampiamente i 30 milioni di euro, portando il fatturato annuo complessivo a ridosso dei 50 milioni.
In questo quadro di crescita esponenziale, c’è però una variabile finanziaria spesso sottovalutata: il prelievo fiscale. Nonostante la residenza nel Principato di Monaco, i premi vinti nei tornei dello Slam sono soggetti a tassazione alla fonte nel Paese in cui vengono generati. Sui 3,6 milioni di sterline guadagnati a Wimbledon, il fisco britannico applicherà l’aliquota massima prevista per i redditi più alti, che supera il 45%. All’erario di Sua Maestà andranno dunque circa 1,6 milioni di sterline dell’assegno finale. Si tratta di una dinamica standard nello sport professionistico internazionale, simile a quella subita in Italia durante gli Internazionali d’Italia e le ATP Finals di Torino, dove il prelievo alla fonte si attesta al 30%. Una trattenuta importante, che tuttavia non frena la corsa di una macchina finanziaria e sportiva che sembra ormai inarrestabile.





