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Economia

L’alert di Guasconi: “Il Monte dei Paschi pilastro fondamentale del Paese”

“Uno choc di rilevanza sistemica per la provincia di Siena”. Così il presidente della Camera di commercio, Massimo Guasconi (nella foto), che ha analizzato l’eventuale operazione di acquisizione o integrazione di Banca Monte dei Paschi. Le sue parole, in una conversazione con La Nazione, risuonano come un alert: “La portata dell’impatto travalica ampiamente i confini locali per assumere una dimensione regionale e nazionale. Mps si configura infatti come la prima azienda della Toscana per dimensioni e volume d’affari, costituendo al contempo un pilastro fondamentale del Paese”.

Guasconi ha chiarito: “L’economia senese si è sviluppata attorno a una vera e propria ’monocultura finanziaria’, dove il quartier generale della banca ha operato per decenni come primario motore reddituale, creditizio, occupazionale e sociale. In questo quadro, l’assorbimento dell’istituto comporta la trasformazione di Siena da centro decisionale autonomo a periferia di rete”. E qui l’esame delle ripercussioni, a partire dal mercato del lavoro, con un impatto che coinvolgerebbe sia le funzioni di Direzione generale sia la rete capillare di filiali: “Tuttavia, le proposte e le iniziative autonome messe in campo da Mps per guidare un proprio percorso di integrazione possono ribaltare ogni previsione – afferma Guasconi –. Se l’istituto agisce da soggetto aggregatore, anziché da target da assorbire, la sede di origine può preservare la propria autonomia strategica, salvaguardare il capitale umano e garantire continuità nell’erogazione del credito al tessuto locale. Una simile evoluzione assume un valore determinante anche per la Toscana e l’intero Paese”.

Quindi i numeri: i dipendenti del Gruppo Mps sono oltre 22mila, quelli solo di Mps nel primo trimestre 2026 erano 18.893. In provincia di Siena ci sono 52 unità locali più la sede centrale. L’analisi dell’impatto occupazionale della banca sul territorio della provincia evidenzia la presenza di 2.159 dipendenti diretti, ai quali si affianca una rete di indotto tra gli 800 e i 1.200 addetti collegati ai servizi di consulenza, tecnologia informatica, supporto legale e logistica. Il nucleo principale della forza lavoro è concentrato nelle Direzioni centrali e a Rocca Salimbeni, con circa 1.600 dipendenti, pari al 75% dell’organico in provincia. Il rischio di riorganizzazione molto elevato, è stimato tra il 70% e l’80%, in ragione delle inevitabili sovrapposizioni operative e dei processi di accentramento decisionale legati a un’eventuale fusione. Tale eventualità comporterebbe la potenziale perdita o la rilocazione di ruoli a elevata qualificazione, privando il territorio di un consistente monte retributivo con fasce salariali medio-alte. La rete di filiali e sportelli nei comuni della provincia dovrebbe assorbire i restanti addetti, rappresentando circa il 25% del totale aziendale sul territorio. Per questo comparto il rischio di razionalizzazione si attesta su livelli medio-alti, tra il 20% e il 30%, a causa della probabile chiusura o accorpamento delle filiali duplicate presenti nelle medesime aree geografiche dell’eventuale gruppo acquirente, con un conseguente depotenziamento della prossimità del servizio creditizio nei centri minori. Parallelamente, per l’indotto locale le stime indicano un bacino esposto che potrebbe coinvolgere fino a 1.200 lavoratori nei comparti dei servizi avanzati e della gestione operativa. Ci sarebbe poi la drastica contrazione dei volumi d’affari per le imprese fornitrici locali: 200 milioni di euro in meno.

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