La ricetta di Marco Torre per curare la sanità toscana
La ricetta di Marco Torre, che dal primo settembre sarà direttore generale della sanità toscana, è in questa intervista rilasciata a La Nazione subito dopo la nomina.
Direttore Torre, è pronto?
«È un incarico molto impegnativo, ma a me piacciono le sfide. Ringrazio il presidente Eugenio Giani e l’assessora Monia Monni per la fiducia che mi hanno accordato. Affronto questo incarico con convinzione, determinazione e senso di responsabilità».
Che sanità ci aspetta?
«La Toscana sta vivendo una fase di trasformazione che non può fallire. La sfida della riforma della medicina territoriale è davanti a noi e dovremo accompagnarla con personale, innovazione e tecnologia. Credo profondamente nel servizio sanitario pubblico e penso che il nostro compito sia quello di garantirlo e salvaguardarlo».
I conti però piangono. Dove si trovano le risorse?
«Le priorità sono chiare: il personale, i servizi ai cittadini, l’innovazione organizzativa e tecnologica, l’accesso ai farmaci. Sono temi che richiedono una visione complessiva e un grande lavoro di squadra».
Crede nella svolta delle case di comunità? Sarà un banco di prova…
«Ne sono convinto. Le case e gli ospedali della comunità dovranno diventare in tempi rapidi luoghi di prossimità capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini. La tecnologia sarà uno strumento fondamentale per rendere il sistema più efficace e vicino».
Lascia l’Asl Toscana Sud Est dopo avere impostato le basi di un cambiamento importante.
«Questo mi dispiace. Lascio una realtà nella quale abbiamo iniziato a vedere i primi frutti del lavoro svolto. È un percorso di grande condivisione che mi ha dato molto e continuerò a sostenere chi raccoglierà il testimone».
Chi la sostituirà?
«Non sono decisioni che spettano a me. Ma a chiunque prenderà il mio posto non mancherà mai il mio sostegno».
Dalla cabina di regia in Regione sarà fondamentale stringere patti d’acciaio con le aziende sanitarie e ospedaliero universitarie.
«Io credo che più il dipartimento è forte, più lavorano bene anche le aziende. Sarà indispensabile costruire un rapporto di fiducia e collaborazione continua con i direttori generali. La sanità funziona solo se si lavora davvero come una squadra».
Qual è il suo primo obiettivo?
«Aiutare il sistema sanitario toscano ad affrontare le sfide che ha davanti. Sono consapevole della complessità del momento, ma sono convinto che, con partecipazione, condivisione e responsabilità, si possano raggiungere risultati importanti».
La sanità toscana è tra le migliori d’Italia, ma le liste d’attesa, la carenza di personale e le risorse limitate raccontano una realtà difficile. Da dove comincerà?
«Il nostro è uno dei sistemi sanitari migliori. Ma non dobbiamo mollare di un centimetro. Anzi, dobbiamo igliorare sempre. Per questo c’è bisogno anche delle risorse. In ogni caso ora dobbiamo lavorare pancia a terra sulla riforma della sanità territoriale. Ci credo molto. Sarà il punto di svolta».





