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La pistola di Erdogan a Meloni e il kalashnikov degli arabi a Spadolini

Stefano Bisi.

Ha suscitato tanta curiosità il dono del presidente turco Recep Tayyip Erdogan ai leader presenti al vertice Nato di Ankara. Ha regalato una pistola che ha messo in crisi i primi ministri per la gestione del regalo così originale. Il tema è rimbalzato da un paese all’altro, con retroscena e spiegazioni fornite dai diretti interessati o dai media. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha portato l’arma in Italia. L’operazione si è svolta seguendo le procedure previste: la pistola è stata presa in carico da personale autorizzato a maneggiare armi e, una volta rientrati in Italia, sono state avviate le procedure per denunciarne il possesso. L’arma è stata quindi registrata a Palazzo Chigi, come avviene per tutti i doni ricevuti dal premier, ed è entrata nella disponibilità della Presidenza, protocollata come ogni altro omaggio. Anche in questo caso, a rendere possibile il trasporto è stato il documento fornito da Erdogan per l’uscita dell’arma dal Paese.

Giorgia Meloni non è stata la prima leader italiana a ricevere un dono di questo tipo. Nella mostra dedicata a Giovanni Spadolini (nella foto) esposta presso la sede della fondazione che porta il nome dello statista fiorentino, si trova una bizzarra collezione di doni e tra questi c’è un kalashnikov regalatogli dal re d’Arabia e un fucile intarsiato proveniente dalla diplomazia dello Yemen. Decisamente di diverso sapore il vasetto in vetro con dentro caramelle colorate, dono dell’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. “Meglio la caramella di un fucile” avrà detto Spadolini con ironia tutta fiorentina.

La pistola di Erdogan a Meloni e il kalashnikov degli arabi a Spadolini

Un genio fiorentino ha ideato la Mappa

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