#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

La fragile tregua nel Golfo infranta nella notte

Ariel Piccini Warschauer.

La fragile tregua nel Golfo Persico si è infranta nella notte, seguendo il copione più prevedibile e pericoloso. I caccia statunitensi sono tornati a colpire direttamente il territorio dell’Iran. Non i proxy, non le milizie sciite in Iraq o in Libano, ma i santuari costieri dei Pasdaran. I bersagli – Sirik e l’isola fortificata di Qeshm – non sono casuali: sono i nodi nevralgici da cui la Marina delle Guardie della Rivoluzione lancia i barchini veloci e gestisce le rampe dei droni suicidi.

La mossa del Centcom è una risposta di “diplomazia coercitiva” calibrata ma pesante. Washington doveva ristabilire la deterrenza dopo che Teheran ha alzato la posta, uscendo dall’ impasse della guerra d’attrito per colpire direttamente il traffico mercantile. L’attacco iraniano con droni alla nave metaniera qatariota Al Rekayyat e alla petroliera saudita Wedyan è stato il punto di non ritorno. Colpire il naviglio commerciale nel collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz significa colpire gli interessi americani, toccare i nervi scoperti dell’economia mondiale e dei rifornimenti energetici. Un azzardo strategico che l’Iran ha tentato per forzare la mano, lamentando presunte violazioni statunitensi dei memorandum d’intesa sulla navigazione.

La reazione americana non è stata solo militare, ma anche economica. Quasi simultaneamente alle esplosioni a Qeshm, il dipartimento del Tesoro a Washington ha cancellato il congelamento temporaneo delle sanzioni sul greggio di Teheran. La finestra di allentamento che doveva durare fino a fine agosto è stata sbarrata.

Ora si entra nella fase più delicata: quella della risposta simmetrica o asimmetrica. Da Teheran il messaggio del ministero degli Esteri è netto: “Ci saranno ritorsioni”. Ma sono le parole dei generali dei Pasdaran, come Seyed Majid Mousavi, a delineare la dottrina della risposta iraniana: “Faremo di questa regione un inferno per voi”.

Come reagirà l’Iran? L’alto comando ha già ventilato la chiusura totale dello Stretto di Hormuz. Più probabile, tuttavia, che Teheran scelga la via della guerriglia marittima occulta: mine magnetiche a rilascio lento, attacchi di saturazione con sciami di droni, e l’attivazione della rete di proxy nella regione per colpire le basi logistiche statunitensi ed alleate. La Casa Bianca ha voluto imporre “costi pesanti”, ma la partita a scacchi nel Golfo è tutt’altro che finita. Hormuz resta una polveriera con la miccia corta.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti