Blog - Stefano Bisi
SfogliAmo.eu
Fondato da Stefano Bisi
Q8
Centrocampo

La cittadinanza e il tesseramento, ecco perché Malagò rischia

Screenshot

Anche Primaonline si occupa del caso Malagò ed esprime un’opinione molto chiara. Mentre in Italia si comincia già a discutere delle prossime elezioni politiche, il caso del tesseramento di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC suggerisce quasi inevitabilmente un parallelismo. Può una persona che non è cittadina italiana essere candidata da un partito, partecipare alle elezioni, essere eletta e acquisire la cittadinanza soltanto dopo?

La risposta è no. Non perché quella persona sia disonesta, incapace o professionalmente inadeguata, ma perché manca a monte uno dei requisiti che consentono di essere eletti. La cittadinanza non arriva come conseguenza dell’elezione: deve esserci prima.

Naturalmente ordinamento statale e ordinamento sportivo sono realtà giuridicamente diverse e il paragone serve soltanto a rendere comprensibile la natura della questione. Ma il meccanismo aiuta a leggere quanto da settimane si discute intorno alla candidatura di Malagò.

Trasportando il parallelismo nel calcio, una componente federale ha presentato la candidatura di Malagò, gli organi competenti l’hanno ammessa e l’Assemblea lo ha poi eletto presidente. Oggi però proprio il requisito che avrebbe dovuto esistere alla data della candidatura è oggetto di accertamento da parte degli organi di giustizia sportiva. La Procura generale dello Sport ha infatti chiesto alla Procura federale di verificare la posizione e la decorrenza del tesseramento.

È importante fermarsi qui con le conclusioni. Dire oggi che Malagò fosse «non candidabile» significherebbe anticipare proprio l’accertamento in corso. La domanda corretta è un’altra: se risultasse che alla data di presentazione della candidatura non era regolarmente tesserato, come è stato possibile che la candidatura superasse i controlli previsti e arrivasse fino al voto dell’Assemblea?

La questione assume un peso particolare perché il tesseramento nell’ordinamento sportivo non è una semplice tessera associativa. L’articolo 15 del decreto legislativo 36 del 2021, quindi una norma dello Stato, lo definisce come «l’atto formale con il quale la persona fisica diviene soggetto dell’ordinamento sportivo». La stessa disposizione stabilisce che il tesserato è tenuto a osservare le norme del CONI, del CIO e della Federazione nazionale e internazionale di appartenenza e che, possedendo gli ulteriori requisiti, può concorrere alle cariche degli organi direttivi.

La sequenza non sembra casuale. Prima si diventa soggetti dell’ordinamento sportivo, accettandone regole, obblighi e disciplina; poi, possedendo gli altri requisiti, si può concorrere a governarlo.

È uno dei fondamenti dello sport organizzato e della sua autonomia. Si può praticare uno sport senza appartenere a una Federazione. Diventare soggetto dell’ordinamento federale significa invece entrare in un sistema regolamentato, sottoporsi al suo Statuto, alle sue norme, alle decisioni dei suoi organi e alla sua giustizia.

E non è una regola costruita oggi intorno al caso Malagò. Già nel 2010 i Principi fondamentali degli Statuti federali approvati dal CONI stabilivano che i componenti degli organi federali elettivi e di nomina dovessero essere «in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura».

Nel 2019 quel principio entra espressamente nello Statuto della FIGC. Ed è un passaggio che oggi assume inevitabilmente un significato particolare.

La Giunta CONI allora presieduta proprio da Giovanni Malagò nominò Gennaro Terracciano commissario ad acta per intervenire sullo Statuto federale. Il testo modificato da Terracciano il 28 giugno 2019 e successivamente approvato dalla Giunta CONI stabilisce all’articolo 29 che possono essere eletti o nominati alle cariche federali coloro che siano «in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura».

Quindi durante la presidenza Malago del CONI, il commissario nominato dalla Giunta da lui presieduta recepì nello Statuto FIGC un principio che il CONI aveva già fissato dal 2010 e quel testo venne poi approvato dalla stessa Giunta.

È qui che il richiamo al precedente di Giancarlo Abete rischia di portare fuori strada. Le sue precedenti elezioni alla presidenza appartengono a un quadro statutario diverso. Dal 2019 la FIGC ha una disposizione espressa e la candidatura di Malagò deve essere valutata sulla base delle norme vigenti quando è stata presentata.

Ancora meno sembra risolvere il problema il richiamo all’onorabilità. Tesseramento e onorabilità sono requisiti differenti perché rispondono a domande differenti. Una persona può essere perfettamente onorabile e professionalmente qualificata senza essere tesserata. L’onorabilità riguarda le qualità personali di chi vuole assumere una carica. Il tesseramento stabilisce qualcosa che viene logicamente prima: se quella persona sia già entrata nell’ordinamento che chiede di presiedere e sia quindi sottoposta alle sue regole.

Torniamo allora alle elezioni politiche. Il partito può scegliere il proprio candidato, ma quella scelta non può creare un requisito di eleggibilità che la legge richiede già prima. E gli organi chiamati a verificare le candidature hanno precisamente la funzione di controllare che i requisiti previsti siano rispettati.

Il parallelismo con la FIGC si ferma naturalmente alle diverse regole dei due ordinamenti, ma pone una domanda che l’accertamento in corso rende ormai inevitabile. Se venisse verificato che Malagò non era regolarmente tesserato nel giorno indicato dall’articolo 29, il problema non riguarderebbe soltanto lui. Riguarderebbe anche il percorso attraverso il quale una candidatura eventualmente priva di un requisito statutario ha superato i controlli, è stata ammessa al voto ed è arrivata all’elezione.

È per questo che la verifica richiesta dalla Procura generale dello Sport va ben oltre una discussione sulla tessera di Malagò. Prima bisogna stabilire il fatto: alla data della candidatura era regolarmente tesserato? Solo dopo, in caso di risposta negativa, si potrà discutere delle conseguenze dell’ammissione della candidatura e dell’elezione.

Come nelle elezioni politiche, prima vengono i requisiti per candidarsi. Poi vengono i voti.

Q8
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti

Altre notizie da CENTROCAMPO

Tutte →