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Kate a Reggio Emilia, la principessa è una di noi

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Ariel Piccini Warschauer.

Dimenticate i protocolli rigidi e i diademi d’ordinanza. A Reggio Emilia, la Principessa di Galles ha svelato la sua versione più autentica: quella di una madre appassionata, di una sostenitrice dell’educazione d’avanguardia e, perché no, di una provetta “rezdora”. Kate è sbarcata nel cuore dell’Emilia per una due giorni dedicata al Reggio Emilia Approach, quel metodo educativo che tutto il mondo ci invidia e che mette il bambino (e i suoi “cento linguaggi”) al centro dell’universo.

Il tocco magico al Centro Remida

L’immagine che resterà impressa nel cuore dei reggiani? Kate Middleton in bilico su un tubo di aerazione industriale. Non è un incidente diplomatico, ma la magia del Centro Remida. In questo tempio del riciclo creativo, dove lo scarto industriale si trasforma in materiale didattico, la Principessa ha abbandonato ogni formalità per giocare con due bambine. “Mi aiuti?”, le hanno chiesto le piccole mentre cercavano l’equilibrio su un “serpentone” verde fatto di tubi in disuso. Senza esitare, Kate le ha prese per mano, accompagnandole in una passeggiata immaginaria che si è conclusa con un divertente capitombolo collettivo. “Squash!”, ha esclamato sorridendo la moglie di William, conquistando definitivamente i presenti.

Per l’occasione, la Principessa ha scelto un look impeccabile nella sua semplicità: un blazer doppiopetto gessato in tonalità neutre e tacco basso (scelta saggia per chi deve rincorrere la fantasia dei più piccoli). Un’eleganza “soft” che riflette il suo approccio curioso e attento, lontano anni luce dalla freddezza regale.

Dalla teoria alla “Sfoglia”

La visita non è stata solo gioco. Accompagnata da figure chiave come Nando RinaldiArturo Bertoldi, Kate ha approfondito come 15 tonnellate di materiali destinati allo smaltimento possano tornare a vivere nelle scuole. Ha partecipato a una tavola rotonda con i vertici dell’imprenditoria locale (da Max Mara a Iren e Tetra Pak), a dimostrazione che la sostenibilità e l’educazione sono temi che uniscono il trono e il territorio.

Ma il vero colpo di scena è arrivato a fine giornata. Dopo aver ricevuto il Primo Tricolore dal sindaco Marco Massari (un onore condiviso con giganti come Riccardo Muti), Kate ha deciso di sporcarsi le mani. Letteralmente.

Prima di riprendere il volo per Londra, la tappa obbligata è stata un agriturismo nel Parmense. Qui, smessi i panni della Royal, la Principessa ha indossato il grembiule da “rezdora”. Tra farina e uova, si è cimentata nella preparazione della sfoglia emiliana, dimostrando che la curiosità per le radici culturali passa anche attraverso il matterello.

Perché Kate ha scelto Reggio

Non è un segreto che l’infanzia sia la missione di vita di Catherine. Vedendola aggirarsi tra gli spazi dell’ex mangimificio Caffarri o al Centro Loris Malaguzzi, è apparso chiaro che la sua non era una visita di cortesia, ma una ricerca di ispirazione.

Reggio Emilia le ha regalato il “posto magico” che cercava. E lei, in cambio, ha lasciato un’immagine della monarchia che non ha bisogno di troni per essere rispettata: basta un sorriso sincero, una mano tesa a una bambina e la voglia di imparare a fare i tortelli. God save the (Rezdora) Queen

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