Il piccolo partito liberaldemocratico di Marattin si divide sulla linea politica
Aldo Torchiaro sul Riformista parla del centro che si dà appuntamento a Bologna. E prova, finalmente, a parlare con una voce che non sia quella dei cespugli. Quelli che si collocano formalmente a sinistra, ma finiscono per accodarsi, quasi senza distinguersi, alle decisioni della triade Pd-M5S-Avs. Sabato mattina, al Cinema Nosadella, si ritroveranno Azione, Europeisti.eu, Spazio Pubblico, Federazione dei Riformatori e Andrea Marcucci,presidente del Partito Liberaldemocratico.
In questo quadro si inserisce la discussione interna al Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin. Martedì sera la direzione nazionale ha approvato la relazione del segretario con 27 voti favorevoli e 22 contrari. Una maggioranza c’è, dunque, ma non è una maggioranza bulgara. Il risultato fotografa un partito attraversato da sensibilità diverse, ma anche una linea politica che ha ottenuto il via libera per proseguire. Il punto qualificante è il cosiddetto «rispetto dei quattro punti», la piattaforma programmatica che Marattin considera irrinunciabile per qualsiasi interlocuzione politica e che punta a uno Stato leggero, che cresca e abbatta la spesa pubblica. Certo, ora Marcucci chiederà la convocazione dell’Assemblea nazionale, per estendere il confronto e coinvolgere più ampiamente i dirigenti del partito. Ma il mandato ricevuto da Marattin potrebbe spingere il leader del Pld a esplorare soprattutto la strada del centrodestra. Senza per questo escludere che, all’esito del confronto interno, anche il Pld possa trovare una collocazione nel nascente Polo Europeista.
Le due prospettive, per ora, restano aperte. Quello che vedremo a Bologna, al Cinema Nosadella, è però il cantiere di un altro soggetto. Non una Azione «plus», né l’ennesima sommatoria di sigle centriste. L’ambizione è costruire un vero e proprio Centro Europeista, capace di esercitare un’azione attrattiva anche sui delusi e sui non votanti. La formula è quella dell’incontro tra generazioni: giovani e meno giovani, studenti universitari e senior della politica, esperienze amministrative e nuove energie. I nomi che circolano restituiscono già una certa densità politica. Giampaolo Sodano, Mauro Del Bue e Marco Follini sono figure che appartengono a stagioni diverse del riformismo italiano, ma che continuano a risuonare nel dibattito.
Ci sono i giovani di Avanguardia e quelli di Astra. E poi i parlamentari di Azione, a partire dal padrone di casa, il bolognese Marco Lombardo,insieme a Elisabetta Gualmini, Ettore Rosato, Matteo Richetti ed Elena Bonetti. Naturalmente Carlo Calenda. Tra i nomi considerati vicini a Spazio Pubblico figurano Marco Taradash, Gianni Vernetti e Alessandro Sterpa. C’è Giuseppe De Mita, con la sua Base Popolare. E Sauro Pellerucci, promotore di Democrazia Civile. Un mosaico che mette insieme culture politiche, percorsi personali e sensibilità differenti, con un denominatore comune dichiarato: l’Europa come spazio politico, prima ancora che come vincolo istituzionale.
Ma il 7 novembre, sul palco bolognese, si parlerà soprattutto di guerra cognitiva, disinformazione e scudo democratico. Sarà presentato il kit contro la disinformazione elettorale. Temi che vanno ben oltre la contingenza della politica italiana e chiamano in causa la tenuta delle democrazie liberali, la sicurezza delle società aperte e la capacità europea di difendere il proprio spazio pubblico dalle interferenze esterne.





