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Il ministro della Cultura Giuli e le leggende sui templari

Roberto Pizzi.

Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli (nella foto), è stato a Lucca per visitare una

mostra fotografica allestita nel ridotto del teatro del Giglio. Era reduce dall’altro appuntamento

toscano, a Fivizzano, in Lunigiana, che lo aveva visto ospite dell’associazione Templari Oggi (ex

Templari Cattolici d’Italia), i cui membri si definiscono “laici” e ripetono più volte di non essere

una loggia massonica. Con i membri di questa associazione che riprende in parte il nome all’antico

ordine medievale ufficialmente soppresso nel 1312 dal papa Clemente V con la bolla

Vox in excelso, il ministro si è recato anche in visita al Santuario della Madonna dei Colli di

Soliera, una struttura di proprietà della Provincia di Massa Carrara che per i prossimi otto anni è

stata affidata in comodato d’uso proprio a questi novelli “templari”. Tuttavia sembra che i rapporti

fra loro e il Vaticano non siano buoni: appena lo scorso anno la Cei ha inviato a tutte le diocesi una

lettera per ricordare che i Templari non fanno parte della Chiesa e non hanno legittimità

ecclesiastica. La visita di Giuli a questi Templari è stata oggetto di commenti salaci sulla stampa. In

particolare il “Corriere della Sera”, con l’ articolo di Fabrizio Roncone, dal titolo: Aquile, serpenti

e ora i Templari – Le passioni “magiche” di Giuli , ha ironizzato sulla iniziativa, imputando al

ministro un certo interesse per “certe passioni magiche”, e che la sua visita in Lunigiana è “l’ultimo

gesto di una biografia fantasmagorica che annovera un’aquila tatuata sul petto, riti celtici e un

debole per i serpenti (ricordando che in una trasmissione televisiva si era fatto riprendere con un

rettile sul braccio). Tali commenti ci hanno stimolato a ripassare le vicende storiche dell’ordine

dei veri Templari delle origini, ossia i Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

“Poveri compagni d’armi di Cristo e del tempio di Salomone”, che furono uno dei primi e più

noti ordini religiosi cavallereschi medievali. La loro nascita si colloca al centro delle guerre in

Terra Santa tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata del 1095. In

quell’epoca le strade dell’Oriente erano percorse da pellegrini provenienti da tutta Europa, che

venivano spesso assaliti e depredati. Per difenderli, intorno al 1118-1119, un pugno di cavalieri

decise di fondare il nucleo originario dell’ordine templare, dandosi il compito di assicurare

l’incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme.

I Templari iniziarono, col tempo, a coltivare anche un ideale umanistico, a carattere cosmopolita,

cercando di svincolarsi dalle sudditanze feudali e teologiche. Ebbero modo di confrontarsi con la

cultura del Mondo arabo-ebraico e può essere attendibile che nel loro ordine si sia inserito un filone

misterico. Nella loro ultima fase, i probabili contatti sia con gli eretici Albigesi della Provenza, con

gli Arabi e con le scuole Gnostiche, o Manichee, li portarono a prospettare se non un ecumenismo

con altre Religioni monoteiste, quanto meno una benevola tolleranza fra le stesse, in contrasto con

la Chiesa di Roma.

Da compagnia monastico-militare a difesa della Terra Santa, si verificava poi una trasformazione in

una organizzazione complessa, anche a carattere economico-imprenditoriale, operante in tutto il

Mediterraneo e nell’Europa continentale. L’ attività mercantile svolta – oltre a favorire l’ingresso

nell’Ordine di persone estranee alla vita militare e culturalmente più dotate – li pose in contatto con

le nuove realtà economico-sociali delle Città. È possibile prospettare l’ipotesi di un collegamento

fra i Templari e le Corporazioni, soprattutto con quelle della seta e della lana — legate ai mercati

orientali — e con quelle dei costruttori (o libero-muratori). L’ordine, poi, venne ufficializzato

nel 1129, assumendo una regola monastica, con l’appoggio di Bernardo di Chiaravalle. Il doppio

ruolo di monaci e combattenti, che lo contraddistinse negli anni della sua maturità, suscitò

naturalmente perplessità in ambito cristiano. I Templari si dedicarono anche ad attività agricole,

creando un grande sistema produttivo, e gestendo i beni dei pellegrini arrivarono a costituire il più

avanzato e capillare sistema bancario dell’epoca. Cresciuto nei secoli in potere e ricchezza, l’Ordine

si inimicò il re di Francia, Filippo IV il Bello (1294-1303), desideroso di impossessarsi dei loro beni

e andò incontro, attraverso un drammatico processo iniziato nel 1307, alla dissoluzione definitiva

nel 1312. I Templari furono accusati di eresia, di idolatria e di altre pratiche sacrileghe (si parla

1dell’adorazione di una strana “testa magica” chiamata Baphomet). I loro capi furono condannati e

bruciati sul rogo.

Su questo Ordine sono sorte alcune leggende, partendo dal giorno in cui iniziò la loro

persecuzione: era il venerdì 13 dell’ottobre 1307, data che fece coniare l’espressione, in lingua

greca, “paraskevi decatria fobia”, cioè “paura di venerdì 13”. Gli arresti dei monaci- soldati furono

ben 546, tra cui anche quello di Jacques de Molay, il loro Gran Maestro; e vuole la leggenda che

solo 3 cavalieri, fingendosi carrettieri, riuscissero a trasferirsi in un luogo segreto con il tesoro

dell’ordine.

Il 18 marzo del 1314, Jacques de Molay venne portato al rogo e bruciato vivo. Prima di morire

pronunciò tre profezie: contro Clemente V (che era stato prono al re di Francia, al quale predisse la

morte entro i 40 giorni successivi: il papa morì esattamente 33 giorni dopo per dissenteria); contro

Filippo il Bello (al quale predisse la morte entro la fine dell’anno: il re morì nel dicembre

successivo a causa dei postumi di una caduta da cavallo); contro la monarchia francese (predisse la

fine alla 13^ generazione: Luigi XVI fu il 13° discendente di Filippo il Bello). Anche la rapida

successione tra il 1314 e 1328 dei 3 figli di Filippo ha portato molti a credere che la dinastia

fosse maledetta, da cui il nome di “re maledetti” (rois maudits). In tempi più recenti si diffuse la

leggenda secondo cui l’esecuzione di Luigi XVI durante la Rivoluzione francese (1793) sarebbe

stata il coronamento della vendetta dei Templari (alcuni storici dell’epoca riportarono la notizia che

il boia, prima di calare la ghigliottina sulla testa del sovrano, gli avrebbe mormorato: «Io sono un

Templare, e sono qui per portare a compimento la vendetta di Jacques de Molay»). Durante

l’Illuminismo il tema dei Templari tornò in auge e la fama degli antichi cavalieri fu sommersa

da altre leggende e altri misteri. Forse i più noti sono quelli riguardanti il Santo Graal, l’Arca

dell’Alleanza e i segreti delle costruzioni. Alcuni autori dicono che il Santo Graal sarebbe stato

ritrovato e portato in Scozia nel corso della caduta dell’ordine nel 1307, e che ciò che ne rimane

sarebbe sepolto sotto la Cappella di Rosslyn. Altre voci sostengono che l’ordine avrebbe ritrovato

anche l’Arca dell’Alleanza, lo scrigno che conteneva gli oggetti sacri dell’antico Israele, compresa

l'”asta di Aronne” e le tavole di pietra scolpite da Dio con i Dieci comandamenti. I templari furono

collegati ai Rosacroce, al Priorato di Sion, agli Esseni e chi più ne ha più ne metta. La suggestione

per questi Cavalieri è un elemento centrale della trama di varie opere di fantasia, dai romanzi ai

film, dai fumetti alle serie televisive. Celebri esempi sono i film Indiana Jones e l’ultima crociata,

quelli tratti dai romanzi di Dan Brown, e il libro di Umberto Eco Il pendolo di Foucault , autore

anche del libro il Cimitero di Praga nel quale il semiologo, con sarcasmo verso i massoni, una

parte dei quali è interessata al mito dei Templari, scrive che essi sono fratelli carnali dei gesuiti.

“Solo – dice – che i primi sono più confusi, perché i Gesuiti hanno almeno una sola teologia e

sanno come manovrarla, mentre i massoni ne hanno troppe e ci perdono la testa”.

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Linea dura, e giusta, del Secolo XIX

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