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Il dubbio, la prudenza e le incertezza che non piacciono ai partiti ma agli elettori

In un editoriale pubblicato su La Stampa, Marco Follini riflette sull’incertezza come tratto dominante della politica italiana. Secondo Follini, il rapido alternarsi delle interpretazioni elettorali dimostra quanto sia fragile ogni previsione: dopo il referendum sulla giustizia si era parlato di un centrosinistra lanciato verso la vittoria, ma il voto amministrativo di Venezia e di altre città ha subito rimesso in discussione questa lettura, mostrando che il centrodestra mantiene ancora una forte capacità competitiva. Il problema è che si continua a cercare una direzione chiara in un panorama politico che forse non ne offre una. Gli elettori, sostiene, diffidano sempre più delle certezze assolute e delle narrazioni trionfalistiche. Più che rassicurazioni definitive, cercano un argine alle sicurezze ostentate dai partiti e dai loro leader. Quando la richiesta di stabilità e governabilità si trasforma in un’idea di vittoria inevitabile o “predestinata”, l’opinione pubblica tende infatti a reagire con sospetto. Follini descrive un Paese segnato da una storica diffidenza verso il potere, che la politica non riesce a gestire con equilibrio e moderazione. Al contrario, prevale spesso la tentazione di promettere vittorie già acquisite, esasperando toni e aspettative. In questo clima, anche il linguaggio politico assume i contorni di un “bollettino militare”, dominato da slogan e logiche da campagna permanente. Il riferimento a figure come Roberto Vannacci serve a sottolineare come la comunicazione politica faccia leva su dinamiche conflittuali e muscolari, mentre gran parte dell’elettorato desidererebbe semplicemente essere ascoltata con maggiore attenzione. Secondo Follini, gli italiani hanno imparato a diffidare delle promesse troppo facili e soprattutto dell’atteggiamento di chi si considera già vincitore. Il dubbio, la prudenza e perfino l’incertezza vengono spesso trattati dai partiti come segni di debolezza o disfattismo, mentre in realtà potrebbero rappresentare un modo più autentico di interpretare la complessità politica. Per questo il continuo ribaltamento delle aspettative elettorali non è casuale, ma diventa esso stesso una forma di espressione della volontà popolare.

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