Il Conan Doyle che non ti aspetti
Luciano Luciani.
Grande sportivo amante degli sport invernali – a Davos, in Svizzera, dove trascorreva lunghi periodi di vacanza sulla neve fu il primo a introdurre la pratica dello sci –, giocatore di cricket, Arthur Conan Doyle (1859 – 1930), il celebre padre letterario dell’assai più famoso Sherlock Holmes, era ben inserito nella società letteraria del suo tempo e amico di Jerome Klapka Jerome, James M. Barrie, H. G. Wells, Rudyard Kipling, George Bernard Shaw,..
Forse non tutti sanno che Conan Doyle mantenne per tutta la vita profonde e coerenti convinzioni conservatrici. In un paio di occasioni si candidò, senza successo, alle elezioni per contrastare l’ascesa di due esponenti del radicalismo inglese e nei primi anni del secolo scorso si adoperò in prima persona, cercando anche di coinvolgere i suoi amici letterati, nella promozione di una Società per lo sviluppo delle relazioni d’amicizia tra Inghilterra e Germania: il modello autoritario incarnato dall’imperatore di Germania Guglielmo II faceva proseliti anche tra i letterati della liberale Inghilterra! Ciò non impedì, però, all’inventore del più celebre detective del mondo di partecipare alla Grande Guerra come inviato del Ministero della Guerra inglese sul fronte delle Fiandre e su quello italiano.
Considerato uno dei padri fondatori del romanzo poliziesco e senz’altro tra i suoi più famosi esponenti, Arthur Conan Doyle nacque a Edimburgo, in Scozia, il 22 maggio 1859. Furono probabilmente gli studi di medicina, condotti presso la Edimburgh Medical School sotto la guida del professor Joseph Bell, fervido sostenitore del metodo induttivo nelle diagnosi, a predisporlo a creare un nuovo genere di racconti polizieschi basati sulla soluzione logica dei casi più misteriosi, complessi e apparentemente insolubili: protagonisti, Sherlock Holmes, un eccentrico, bizzarro e coltissimo “indagatore del mistero” e il suo amico, aiutante e cronista, il dottor Watson, un ex militare segnato nel fisico e nell’animo dalle esperienze condotte in divisa per la grandezza dell’impero britannico.
La critica letteraria, non a torto, considera Conan Doyle uno scrittore mediocre per la trascuratezza stilistica e gli intrecci poco plausibili. Però il romanziere scozzese è riuscito nella difficile alchimia di creare un personaggio la cui fama, da oltre un secolo e mezzo, appare inossidabile e non sembra conoscere appannamenti: non si contano, infatti, le rielaborazioni e le trasposizioni teatrali, cinematografiche e televisive anche recenti di Sherlock Holmes, che è sopravvissuto al proprio autore e ha continuato a vivere sempre nuove avventure attraverso l’immaginazione di numerosi altri scrittori e registi della settima arte. Uno studio in rosso, 1887; Il segno dei quattro, 1890; Il mastino dei Baskerville, 1902; Le avventure di Sherlock Holmes, 1903, sono tra i suoi titoli i più famosi, sempre marcatamente connotati dalle gesta di questo personaggio che con un impeccabile procedimento razionale e una straordinaria acutezza psicologica ricostruisce i casi più complicati e oscuri: anche lui è un eroe solitario, opera in contrasto con la polizia ufficiale e, forte di una cultura scientifica fuori dal comune, ristabilisce l’ordine violato dal crimine, rimette le cose a posto, rassicura e consola i lettori.
Dal suo primo libro, The surgeon of Gaster Fall, apparso nel 1885, Conan Doyle scrisse moltissimo – racconti grotteschi e inquietanti, romanzi storici e libri di propaganda patriottica che gli valsero il titolo di Sir – e si occupò per tutta la sua esistenza di occultismo, spiritismo e fenomeni paranormali di cui era un appassionato e convinto studioso.





