Il caporalato non è economia residuale ma un meccanismo radicato in molti settori produttivi, dall’agricoltura all’edilizia, dalla logistica alla moda
Sfruttamento del lavoro, precarietà dei migranti e carenza di controlli sono, secondo Chiara Saraceno, gli elementi che alimentano il fenomeno del caporalato in Italia. In un editoriale pubblicato su La Stampa, la sociologa sostiene che non si tratti di una realtà residuale o legata a un’economia arretrata, ma di un meccanismo radicato in diversi comparti produttivi, dall’agricoltura all’edilizia, dalla logistica alla moda. L’autrice evidenzia come la vulnerabilità di molti lavoratori stranieri — spesso in attesa di regolarizzazione o vincolati a contratti che non vengono rispettati — li renda particolarmente esposti a forme di sfruttamento. A suo giudizio, oltre alla delocalizzazione delle produzioni, esiste anche una vera e propria importazione di manodopera a basso costo e con scarse tutele. Saraceno richiama casi emersi negli ultimi anni, dalle campagne del Mezzogiorno fino ai cantieri del Nord, per mostrare come il fenomeno sia diffuso e non limitato a singole aree del Paese. In questo contesto, sostiene, si intrecciano interessi criminali e responsabilità di imprese che basano parte della propria competitività sul mancato rispetto delle norme sul lavoro. Pur ricordando l’approvazione della legge contro il caporalato e gli interventi previsti dal Pnrr per migliorare le condizioni dei lavoratori stagionali, l’autrice denuncia una scarsa capacità di attuazione. Alla mancanza di risorse e controlli si aggiungerebbe, secondo Saraceno, una debole volontà politica di contrastare il fenomeno. La vicenda di Amendolara, dove quattro lavoratori sono stati uccisi, viene letta come la manifestazione più drammatica di questa realtà. Per l’autrice, il silenzio e la scarsa attenzione delle istituzioni dimostrano una sottovalutazione del problema. Liquidare l’accaduto come una semplice resa dei conti tra stranieri significa, conclude, ignorare le responsabilità collettive e politiche che consentono allo sfruttamento di continuare a prosperare.





