I parlamentari senesi Franceschelli e Michelotti escono dal letargo e se le danno di santa ragione
Sono stati a lungo silenti sulla vicenda Monte dei Paschi e ora, all’improvviso si sono svegliati i due parlamentari senesi Silvio Franceschelli (Pd) e Francesco Michelotti (Fratelli d’Italia) e, secondo quanto riferisce il Corriere di Siena, se le sono date di santa ragione. A parola, naturalmente. Franceschelli attacca: “La difesa di Banca Monte dei Paschi di Siena non può e non deve essere un terreno di scontro elettorale, ma non può nemmeno trasformarsi in un alibi per coprire incertezze o scelte che potrebbero rilevarsi penalizzanti per il nostro territorio. Sul presunto “fronte unitario” che il centrodestra evidentemente vuol rompere con risentimenti strumentali, occorre fare massima chiarezza: il fronte istituzionale si incrina soltanto se qualcuno decide di cambiare gli obiettivi comuni che sono stati fissati e non se vengono sollecitate le istanze di confronto. Il centrodestra dica chiaramente se ha ancora intenzione di perseguire di fronte al Governo quegli obiettivi condivisi a tutela di Siena e del territorio, oppure se intende avallare, in silenzio, decisioni calate dall’alto e che il tempo ci dirà se anche concertate. La stagione dei rinvii è chiusa e la ricerca degli alibi è un segnale preoccupante”.
La replica di Michelotti (nella foto): “Altro che silenzi, alibi o disinteresse. Il centrodestra e l’amministrazione comunale di Siena a partire dal sindaco Nicoletta Fabio, stanno lavorando da settimane con serietà, attraverso atti formali, interlocuzioni istituzionali e iniziative concrete. È stata chiesta la tutela dell’occupazione, della direzione generale, del marchio, del patrimonio artistico e culturale e del radicamento territoriale della banca. È stata inoltre sollecitata una valutazione sull’utilizzo di tutti gli strumenti disponibili. Questi sono fatti. Il resto è solo polemica politica del tutto strumentale portata avanti da chi è esponente del partito principale responsabile del declino di Mps. Da Franceschelli e dal Pd un atteggiamento irresponsabile e irragionevole che dimostra come siano sempre i soliti compagni mai cambiati. Franceschelli e il Pd dovrebbero ricordare che il percorso di dismissione della partecipazione pubblica in Mps non nasce con il Governo Meloni, ma discende da precisi impegni assunti negli anni in sede europea in seguito al piano di salvataggio dai Governi sostenuti anche dal Partito Democratico. È singolare che proprio chi ha contribuito a disegnare quel percorso oggi si presenti come difensore della banca e del territorio. L’unità non consiste nel seguire i desideri della sinistra, né nel trasformare ogni passaggio in un’occasione di propaganda. Di certo non ci facciamo dettare l’agenda politica dalla sinistra”. Il letargo è finito.





