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Politica

I Fratelli d’Italia si cuciono la bocca sulla valanga in Sassonia

Quando qualsiasi cosa si dica fa danno, la regola d’oro è cucirsi la bocca. Lo ammettono ai piani alti di via della Scrofa, all’indomani del sisma elettorale in Sassonia, lo scrive il Quotidiano Nazionale. Il silenzio pubblico della premier si spiega con un pragmatismo spietato: “Le urne non si processano mai, ma il populismo non si abbraccia”, riassume un alto dirigente tricolore. Eppure la ragion di Stato impone a Giorgia Meloni una faticosissima linea di galleggiamento. Per restare a presidiare l’Italia, infatti, è ormai certo il suo forfait all’Assemblea dell’Onu di fine settembre. Versare lacrime per la vittoria di una formazione di destra, su molti temi affine, sarebbe improponibile. Complimentarsi per il trionfo dell’AfD significherebbe però danneggiare i rapporti con Friedrich Merz, sponda fondamentale per la strategia europea di Palazzo Chigi. Mantenere l’asse con il Cancelliere è vitale sia per silenziare la minaccia dei “dublinanti”, sia per preservare il peso del governo a Bruxelles. Non a caso, Meloni alza la diga sulle migrazioni: dopo l’incontro con il premier belga Bart De Wever ribadisce che solo la difesa ferrea dei confini esterni dell’Ue può salvare Schengen.

La consegna del silenzio è a tutto campo e gli ufficiali centellinano le parole. Il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami si limita al minimo sindacabile: “Non è una valutazione positiva o negativa sul merito. Quando gli elettori si esprimono va accettato il risultato”. Il mantra interno resta tassativo: “Ecco quel che succede quando quel che dovrebbe essere il centrodestra si allea con la sinistra. In Italia è diverso”. La linea è ripresa da tutti, dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al capo delegazione FdI all’Europarlamento Carlo Fidanza, che dice: “Il risultato rappresenta una bocciatura del modello delle grandi coalizioni e dei “governi Frankenstein””.

Tra gli esperti di politica estera tricolori, in realtà, l’analisi è più articolata: nell’AfD ci sarebbero due anime, una dialogante e l’altra estremista e putiniana. Fidanza si rivolge speranzoso alla prima: “Vedo una AfD che dovrà decidere se evolvere in un soggetto di destra maturo e alleabile con il centro democristiano, eliminando le scorie estremistiche e scegliendo una chiara collocazione occidentale al riparo dalle suggestioni filo-russe”. Più prudente Giangiacomo Calovini, capo delegazionedi FdI in commissione Esteri a Montecitorio: “Non bisogna scivolare nelle solite tifoserie ma analizzare lucidamente il voto. Il forte risultato di AfD certifica il fallimento di politiche progressiste su lavoro e immigrazione, dossier su cui l’Italia, grazie al governo Meloni, sta dando risposte concrete”.

Su un punto nessuno nel partito ha dubbi: il voto tedesco è un guaio perché rafforza Roberto Vannacci. Il vento che spinge la destra in Europa non è più quello che portò al successo Meloni nel 2022: è più radicale e nutrito dalla disaffezione per il sostegno all’Ucraina. Per una leader schierata a fianco di Kiev, è una trappola micidiale. Imbarcare il generale significa esporsi a un salasso elettorale, ma tenerlo fuori sperando che si sgonfi rischia di rivelarsi un catastrofico wishful thinking.

La premier ha un motivo in più di preoccupazione: le divisioni nella maggioranza non sono mai apparse così pronunciate. Mentre FdI predica cautela, la coalizione va in ordine sparso: a lutto Tajani, festoso Salvini. A marcare il solco ci pensa anche Maurizio Lupi, che bolla il voto come un “segnale preoccupante” che non giustifica “aperture verso forze estremiste”. E Vannacci non perde l’occasione per prendere in castagna l’ex alleato: “Salvini ha esultato per la vittoria dell’AfD in Sassonia. Solo due anni fa la Lega, d’accordo con il Rassemblement National, ha cacciato l’AfD da Identità e Democrazia. Questa è la coerenza della Lega e corrobora la mia decisione di essere partito da quello schieramento”. Stilettate a parte, il problema è concreto: la temperie favorevole alla destra radicale spinge gli alleati in direzioni opposte. In caso di vittoria il governo farà da mastice, ma se si dovesse perdere per la mancata intesa con Futuro Nazionale, solo inveterati giocatori d’azzardo scommetterebbero sulla tenuta del centrodestra.

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