Hormuz, la morsa di Teheran non si allenta e annuncia che lo Stretto resterà chiuso
Ariel Piccini Warschauer.
Non è solo un blocco navale, è un cappio al collo dell’economia mondiale. Secondo gli ultimi rapporti dell’intelligence statunitense, è “altamente improbabile” che l’Iran decida di riaprire a breve lo Stretto di Hormuz. Teheran ha trasformato la più vitale arteria petrolifera del pianeta nella sua trincea finale: un’arma di “destabilizzazione di massa” che, secondo gli analisti, si sta rivelando più efficace di qualsiasi testata nucleare.
Per il regime degli Ayatollah, il controllo del braccio di mare dove transita un quinto del greggio mondiale non è una scelta tattica, ma l’unica vera leva negoziale rimasta nei confronti di Donald Trump. L’obiettivo è chiaro: mantenere i prezzi dell’energia alle stelle per alimentare il malcontento globale e costringere il Presidente americano a una via d’uscita rapida (e onorevole per Teheran) dal conflitto.
“Gli Stati Uniti, nel tentativo di impedire all’Iran di sviluppare un’arma atomica, gli hanno consegnato un’arma di distruzione economica”, spiega Ali Vaez, direttore dell’Iran Project presso l’International Crisis Group. La percezione a Teheran è che il caos sui mercati valga più di mille batterie di missili.
Dall’altra parte, la Casa Bianca ostenta sicurezza ma i nervi sono tesi. Donald Trump, attraverso i suoi canali social, ha già lanciato un ultimatum brutale: 48 ore per riaprire il passaggio, o “si scatenerà l’inferno”. Il Pentagono preme per un’operazione di forza che garantisca la libertà di navigazione, ma gli esperti avvertono: forzare la mano contro un Paese che controlla l’intera sponda settentrionale dello stretto rischia di trascinare gli Stati Uniti in una guerra di terra lunga, sanguinosa e dai costi incalcolabili.
Mentre il greggio ha già superato i 120 dollari al barile e l’ Italia inizia a razionare il carburante negli aeroporti, i rapporti di intelligence descrivono un paradosso geopolitico: la guerra, concepita per annientare la capacità militare iraniana, potrebbe finire per accrescerne l’influenza regionale a scapito soprattutto dell’Europa sempre più marginale al tavolo dei negoziati. Teheran ha dimostrato di poter paralizzare il commercio mondiale, una capacità che nessun bombardamento chirurgico è riuscito finora a scalfire.
“Siamo fiduciosi che lo stretto sarà aperto molto presto”, taglia corto un funzionario della Casa Bianca protetto dall’anonimato. Ma tra le onde di Hormuz, la realtà appare molto diversa dalle dichiarazioni di Washington. Per ora, il traffico delle petroliere resta fermo, mentre l’ombra di una crisi economica senza precedenti si allunga sull’Europa e sull’Italia.





