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Cultura

Gli odiatori di mestiere scatenati sui social ma c’è chi non ci sta e si indigna

Gli odiatori hanno vita facile sul web. Spesso è difficile rintracciarli anche da parte della polizia postale. Dopo il Palio di Siena che si è concluso con la caduta del fantino vittorioso Giovanni Atzeni detto Tittia suoi social sono comparse offese e maledizioni di ogni tipo. Una vergogna. Non tutti ci stanno a subire in silenzio e tra coloro che si indignano c’è il senatore di Italia Viva Davide Faraone, che ha scritto una lettera al Corriere della Sera. “Ho pubblicato sui miei social alcune foto al mare con mia figlia Sara. Foto di una vacanza, di un padre e di una figlia che stanno bene insieme. Le pubblico perché mi piace condividere la nostra felicità e perché so che, dall’altra parte dello schermo, ci sono genitori che stanno vivendo la nostra stessa esperienza. Magari hanno ricevuto da poco una diagnosi, magari hanno paura del futuro, magari qualcuno gli ha fatto credere che da quel momento la felicità sarebbe stata una cosa per gli altri. E invece no. Naturalmente, insieme all’affetto di tantissime persone, è arrivata anche la consueta sputacchiera social. Io ci sono abituato. Faccio politica e ormai so che per qualcuno insultare è un passatempo meno costoso di una partita a padel. Ma stavolta hanno insultato Sara. E allora vale la pena rispondere. Non per loro. Per noi“. Inizia così la lettera di Davide Faraone, padre di Sara affetta da una sindrome autistica.

Il deputato di Italia Viva elenca alcuni degli insulti social ricevuti. “Uno ha scritto: ‘Sembra un uomo’”. “Un altro ha scritto: ‘Che scherzi fa la natura’. Nessuno scherzo. Gli scherzi, semmai, glieli faccio io per sentirla ridere. E vi assicuro che quando ride Sara la natura sembra aver fatto benissimo il proprio mestiere. Mia figlia è semplicemente una delle infinite forme in cui la natura ha deciso di esprimersi. Lo scherzo, semmai, è pensare che esista un solo modo giusto di nascere, di vivere, di essere felici e di meritare amore. Poi: «Sua figlia ha problemi dalla nascita». No. Sara ha una disabilità dalla nascita, non è «un problema» dalla nascita. Le parole contano . I problemi sono gli ostacoli che incontra, i pregiudizi che subisce e, qualche volta, lo sguardo di chi vede prima la disabilità e poi la persona. Sara è Sara. Ed è molto di più di una diagnosi. E infine: ‘Mi sono spaventata. Tale padre, tale figlio’. Mi dispiace per lo spavento. Noi, guardando quella fotografia, abbiamo sorriso. È una differenza non piccola: nella stessa immagine qualcuno riesce a vedere qualcosa di cui avere paura e noi vediamo una giornata felice. Non si spaventi per Sara. Sara vive, ride, nuota, mangia, si diverte. Si preoccupi piuttosto di ciò che riesce a scrivere una persona adulta davanti alla felicità degli altri. E comunque stia tranquilla: la disabilità non è contagiosa. La cattiveria, purtroppo, qualche volta sì“.

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