Giuli, il ministro che ragiona in autonomia e dice quello che pensa
Stefano Bisi.
La notizia arriva a metà pomeriggio di una domenica di maggio con la pioggia che cade nel centro Italia ed è destinata a fare rumore nel mondo politico e delle istituzioni. Il ministro della cultura Alessandro Giuli (nella foto), che aveva sostituito il dimissionario Gennaro Sangiuliano, firma i decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. Merlino non avrebbe vigilato sul documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti e Proietti (ha lo stesso cognome della presidente di centrosinistra della Regione Umbria) non si sarebbe presentata all’aeroporto e non avrebbe quindi partecipato alla missione del ministro a New York lo scorso mese.
Il ministro Giuli è di destra e Merlino e Proietti pure. Addirittura il responsabile della segreteria tecnica del ministero è di vecchia tradizione familiare di estrema destra, ma Giuli non ha guardato le comuni appartenenze e ha deciso la revoca dei due dirigenti del suo staff perché, a suo giudizio, avevano sbagliato e non poco. In pubblico Giuli ha detto che la scelta di non finanziare il docufilm su Marco Regeni è stata sbagliata, anzi molto sbagliata, e l’errore non si deve ripetere. La posizione, apprezzata a sinistra, ha fatto scrivere ad alcuni addetti ai lavori che il ministro ha il suo “campo largo”. Forse, più semplicemente, fa valutazioni in autonomia come quando non ha esitato a dire che il suo fratello, lo ha definito così, Pietrangelo Buttafuoco ha sbagliato a ospitare il padiglione russo alla Biennale di Venezia. Per non parlare della rissa verbale con il vicepremier Matteo Salvini sulle soprintendenze che il leghista vorrebbe spianare mentre Giuli non è d’accordo ed è dovuta intervenire Giorgia Meloni per mettere pace tra i due. Ma il ministro della cultura non si smuove, dice quello che pensa e talvolta non fa piacere a destra.





