Giani è come “Il Faldoni”, una guida turistica perfetta di Firenze
Non sappiamo se a Firenze c’è una guida turistica storica come a Siena dove il più longevo si chiama Faldoni. Ecco, il soprannome che si merita il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani è “Il Faldoni”, perché durante il Festival delle Regioni, il governatore ha intrattenuto i suoi colleghi con racconti precisi e approfonditi su tutti i luoghi più belli di Firenze. I governatori lo hanno ascoltato estasiati e La Nazione ha raccontato le performance di Giani.
”Nulla di che, ho solo mostrato loro i tre luoghi perno dì Firenze per spiegare come la Storia sia passata da qui con una certa importanza…”, si schernisce. Poi però la voce si gonfia e parte il racconto. La scena è esilarante: interno giorno, diciannove governatori su 21 (va considerata la doppia reggenza delle province autonome del Trentino Alto Adige) seguono in silenzio la guida in abito blu che li conduce attraverso Palazzi e monumenti. Il presidente toscano si trasforma in anfitrione, affabula con aneddoti e accadimenti, maneggia con sicurezza eventi storici e gossip dell’epoca per condurre gli astanti a una scoperta, a una deduzione.
«Ho introdotto la narrazione parlando della potenza della moneta, il Fiorino, spiegandone l’importanzaattraverso Dante e la punizione estrema che veniva comminata a chi la falsificava». Poi abbandona il livello citazionistico e alza il tiro: «Ho raccontato poi delle vicissitudini della fondazione di Santa Croce, Duomo e Palazzo Vecchio dal 1294 al 1299, tutto in soli cinque anni». C’è qualcuno che in una legislatura fa molto più di lei, presidente. «Ma al tempo il gonfaloniere durava solo un anno», si difende Giani, che è così immerso nel passato che racconta da cogliere seriamente il paragone con il suo tempo: questo.
Prosegue la visita guidata, che i è trasformata nel frattempo in un autentico corteggiamento della comitiva. Palazzo per palazzo, dipinto per dipinto, statua per statua, il governatore accosta le terre dei suoi 19 pari a una vicenda che riguarda quell’opera, quel personaggio. Rimbalza da Michelangelo a Donatello, spiazzando il suo pubblico selezionato, di tanto in tanto, con un parallelo tra le banche fiorentine dell’epoca e il Pnrr di questi anni.
Il Giani divulgativo, che può apparire talvolta prolisso nella liturgia del lessico amministrativo, pare pienamente centrato nella sua missione di raccontatore della bellezza, disvelatore delle radici in chiave contemporanea. Uno dei presidenti di Regione, timoroso di essere citato, azzardava ieri mattina un paragone con Alberto Angela.
La visita guidata è già un cult ed è valsa a Giani un riconoscimento unanime, oltre che un clima di intesa che rompe lo schema perennemente ingessato degli incontri istituzionali. Così, le richieste di mediazione al vice presidente della Commissione europea Raffaele Fitto per mantenere immutata la dotazione finanziaria del settennato, al pari della richiesta unitaria di riconsegnare alla Sanità 6 miliardi di euro che mancano dal bilancio dei trasferimenti alle Regioni, diventano all’improvviso questioni da risolvere diventano all’improvviso questioni da risolvere con la necessaria solennità, ma senza più l’urgenza di chiudere la riunione per andare altrove. Dopo aver attraversato secoli di storia in poche ore, i governatori tornano alla politica del presente con una certezza in più: a Firenze, almeno per un giorno, il passato ha saputo mettere d’accordo tutti. E se per ottenere l’unanimità tra le Regioni serve una visita guidata di Giani, forse il prossimo vertice si potrebbe tenere direttamente agli Uffizi.





