Gaza, ex ostaggio dopo l’eliminazione del suo carceriere: “Parlava al telefono con Sinwar e ora bruciano insieme all’inferno”
Ariel Piccini Warschauer.
La notizia della morte di Adham Ibrahim Shaaban Nasman, l’alto comandante di Hamas che ha guidato l’assalto del 7 ottobre 2023 e gestito la prigionia di diversi cittadini israeliani, ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate. A commentare l’eliminazione del miliziano è stata Emily Damari, ex ostaggio rientrata in patria, che ha affidato ai social media un duro e drammatico sfogo sul periodo trascorso nelle mani del suo aguzzino.
Nel suo messaggio, la donna non usa diplomazia nel tracciare il profilo dell’uomo che l’ha tenuta in ostaggio per mesi. Lo definisce senza esitazione un “mostro”, descrivendolo come una figura di spicco nel panorama dell’organizzazione armata palestinese e un modello per i militanti più giovani. Molti dei terroristi incontrati durante la prigionia, spiega Damari, aspiravano a essere esattamente come lui, sottolineando come all’interno del gruppo vigesse una rigida e capillare gerarchia del terrore.
Il racconto dell’ex ostaggio offre anche uno spaccato inedito sul funzionamento interno della catena di comando di Hamas. Durante i lunghi mesi di prigionia, Damari ha infatti assistito in prima persona ai contatti diretti tra Nasman e i vertici dell’organizzazione, rivelando di averlo sentito parlare più volte al telefono direttamente con Yahya Sinwar per discutere della gestione dei prigionieri.
L’intervista si chiude con parole di forte impatto emotivo, che sintetizzano il trauma vissuto dagli ostaggi e il clima di profonda spaccatura che continua a consumare la regione. Notando come ora quei contatti telefonici siano finiti per sempre, l’ex prigioniera ha concluso affermando che i suoi carcerieri stanno ora bruciando insieme all’inferno, con l’auspicio che il medesimo destino possa presto toccare anche al resto dei responsabili.





