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Garlasco, l’ombra del predatore: così Sempio avrebbe spiato Chiara prima del massacro

Ariel Piccini Warschauer.

Il delitto di Garlasco non è mai stato un capitolo chiuso, ma un abisso pronto a spalancarsi di nuovo. E oggi, in quell’abisso, compare un profilo rimasto per troppi anni nell’ombra, quello di Andrea Sempio. Le nuove carte depositate dalla Procura di Pavia e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano non si limitano a ipotizzare una presenza, ma scavano nel torbido di un movente che affonda le radici nell’ossessione sessuale e nella violazione della privacy di Chiara Poggi.

L’ossessione nel PC: quei video “dentro la penna”

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il “trigger”, la causa profonda scatenante la furia omicida non sarebbe un litigio tra fidanzati, ma lo sguardo indiscreto di un conoscente che si trasforma in predatore. Andrea Sempio avrebbe avuto accesso al computer di Chiara già nel luglio del 2007. Non cercava videogiochi. Avrebbe visionato quei video intimi ed espliciti che la ragazza conservava gelosamente nella sua cartella privata e in una pendrive.

Per chi indaga, quegli scatti e quei filmati della coppia Poggi-Stasi avrebbero innescato in Sempio un’infatuazione malata, la convinzione distorta che Chiara fosse “disinibita” e quindi disponibile. L’occasione si presenta il 13 agosto: Marco è assente, la casa è isolata, Chiara è sola. Sempio si presenta alla porta, forte di quella proiezione sessuale alimentata per settimane. Riceve un rifiuto netto, forse una minaccia di denuncia. E lì, in quel momento, scatta l’effetto domino: la rabbia per lo smacco e la furia omicida per mettere a tacere la testimone di un approccio violento.

Il soliloquio dell’indagato: “Cosa mi devo aspettare?”

A rendere solido questo scenario non sono solo le analisi forensi sui computer, ma la voce stessa dell’indagato, captata in un’intercettazione del febbraio 2025. A bordo della sua Panda, Sempio parla da solo, imprecando contro quell’avviso di garanzia che sembra riportare a galla un passato mai sepolto: “Porca puttana, ancora sta storia… Quindi cosa mi devo aspettare ora?”.

Un dialogo immaginario con i militari che sa di paura, più che di indignazione. Ma è il riferimento fatto in un’altra intercettazione a pesare come un macigno: quella frase — “dentro la penna” — che gli investigatori collegano direttamente alla chiavetta USB di Chiara, custode di quei segreti intimi che avrebbero armato la mano dell’assassino.

Il “buio” dei sogni e il web degli orrori

Il ritratto di Sempio che emerge dalle indagini è quello di un uomo tormentato da passioni e da fantasmi violenti. Nelle sue agende sequestrate compaiono racconti di sogni inquietanti: accoltellamenti, donne aggredite col taser, stupri. E poi le tracce digitali: ricerche su necrofilia, cadaveri, decapitazioni e la “genesi dell’aggressione predatoria”. Persino un’immagine rupestre di mani insanguinate (le grotte di Altamira) viene letta come un possibile, beffardo riferimento al DNA trovato sotto le unghie di Chiara.

Lo scontro: “Stasi è una suggestione”

Mentre la famiglia Poggi, attraverso i legali Compagna e Tizzoni, accusa gli investigatori di Milano di essersi fatti influenzare da “ambienti giornalistici” e contesta le intercettazioni ai danni dei familiari della vittima, la Procura di Pavia tira dritto. Per i Carabinieri, la colpevolezza di Alberto Stasi è stata una “suggestione mediatica” durata 18 anni, costruita su prove contraddittorie come quella bicicletta nera mai identificata con certezza.

Oggi, la verità processuale di una condanna definitiva vacilla sotto i colpi di questa nuova indagine. Garlasco non è più il giallo del fidanzato freddo, ma l’incubo di un predatore che ha spiato, bramato e infine ucciso. Se questo impianto accusatorio dovesse reggere, la parola “fine” su via Pascoli dovrà essere riscritta da capo, con un inchiostro molto più scuro.

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