Che succede dietro il movimento della solidarietà e l’epica delle flottiglie
Ariel Piccini Warschauer.
Dietro il paravento della solidarietà e l’epica delle “flottiglie” pronte a forzare il blocco di Gaza, si nasconderebbe una ragnatela finanziaria e logistica orchestrata direttamente dai vertici di Hamas. Non è la tesi di un complottista, ma il contenuto del nuovo pacchetto di sanzioni varato dal Tesoro degli Stati Uniti, che ha messo nel mirino la Conferenza Popolare per i Palestinesi all’Estero (Pcpa) e la sua creatura, la Global Sumud Flottilla.
La regia di Hamas: 100mila dollari per iniziare
Secondo il dipartimento americano, la Pcpa non è affatto l’organismo rappresentativo della diaspora palestinese che dice di essere. Sarebbe invece una struttura nata a tavolino dall’Ufficio per le Relazioni Internazionali di Hamas, all’epoca guidato da Mussa Abu Marzouq. Le prove? Un documento interno del 2018 firmato dall’ex leader (poi eliminato) Ismail Haniyeh, che indicava l’organizzazione come un asset strategico per proiettare l’influenza del gruppo su scala globale. Per far partire la macchina, Hamas avrebbe persino staccato un assegno da 100.000 dollari per finanziare la prima riunione.
“Umanitari” con il kalashnikov
L’operazione degli USA non colpisce solo i vertici politici, ma scoperchia un sistema integrato. A Gaza, sei organizzazioni ufficialmente dedite all’assistenza medica — nomi come Waed Society o Al-Nur Society — sono state inserite nella lista nera perché ritenute parte integrante dell’apparato delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, il braccio armato che ha seminato morte il 7 ottobre.
In Europa, la rete si poggia su figure “insospettabili” residenti nel Regno Unito, in Austria e in Germania. Tra i nomi spicca quello di Zaher Birawi, membro della Pcpa e fondatore della Freedom Flotilla Coalition. È lui il ponte tra il radicalismo islamico e l’attivismo occidentale: è sotto la sua egida che si sono mossi personaggi come Greta Thunberg, salita a bordo della nave “Madleen” senza troppi peli sullo stomaco riguardo alla provenienza dei fondi e dei contatti.
Navi, convegni e martiri
Il rapporto americano elenca legami inquietanti. C’è Saif Abu Keshk, portavoce della Flotilla, fotografato in compagnia di esponenti di spicco di Hamas; c’è Wael Nawar, che non disdegna di partecipare ai funerali dei leader di Hezbollah come Hassan Nasrallah.
Il quadro che emerge è quello di un sistema a compartimenti stagni: davanti le telecamere, i volti puliti degli attivisti e i messaggi di pace; dietro, una macchina da guerra alimentata dal fondamentalismo. Le sanzioni di Washington sono un avviso ai naviganti (in tutti i sensi): la “Sumud Flottilla” non trasporta solo aiuti, ma è il braccio operativo di un’organizzazione terroristica che usa il mare per ripulirsi l’immagine e rimpinguare le casse.
Resta da capire per quanto ancora l’Europa tollererà che queste reti continuino a operare indisturbate nelle nostre capitali, tra una raccolta fondi e un post sui social contro il “regime sionista”.





