Garlasco, il giallo ruota attorno a un video mentre un indagato sceglie il silenzio come strategia
Ariel Piccini Warschauer.
Andrea Sempio è passato come un’ombra attraverso i corridoi della Procura di Pavia. Un ingresso blindato, a bordo di un’auto con i vetri scuri, per evitare l’assedio di chi, da quasi vent’anni, cerca una risposta definitiva all’enigma di via Pascoli. Il 38enne, oggi unico indagato in questa inchiesta bis che agita i sonni di chi credeva il caso chiuso con la condanna di Alberto Stasi, ha scelto la linea del mutismo. «Nessuna risposta ai pm», hanno chiarito i suoi legali, Liborio Cataliotti e Angela Taccia. Almeno per ora.
Il muro della difesa
Non è un silenzio di ammissione, ma di strategia. La difesa di Sempio attende che tutte le carte finiscano sul tavolo, che ogni singola prova genetica e ogni testimonianza raccolta in un anno di nuove indagini sia cristallizzata in un fascicolo consultabile. Sempio respinge con forza l’accusa di omicidio aggravato. Eppure, il suo nome è finito in quel registro perché qualcosa, negli ingranaggi di una verità che sembrava scolpita nella pietra, ha iniziato a scricchiolare.
Il teste chiave: Marco Poggi
Mentre l’indagato usciva di scena senza proferire parola, un altro uomo varcava la soglia della Procura: Marco Poggi. Il fratello di Chiara non è indagato, è un testimone. Ma la sua deposizione è, forse, il vero cuore pulsante di questa nuova fase. All’epoca del delitto, Marco e Andrea erano amici inseparabili. Condividevano pomeriggi, passioni, confidenze. Ed è proprio su una di queste confidenze che i magistrati stanno scavando.
Il sospetto degli inquirenti è che dietro il brutale omicidio della 26enne laureata in Economia possa esserci un movente rimasto sepolto per anni: un rifiuto. Si parla di un video intimo tra Chiara e il fidanzato Alberto, un filmato di cui Sempio e la cerchia di amici di Marco potrebbero essere venuti a conoscenza. Un dettaglio che avrebbe potuto accendere in Sempio un’ossessione, sfociata poi in un approccio respinto con sdegno da Chiara. Da qui, l’ipotesi della furia, della crudeltà, dei motivi abietti.
Un castello di carte giudiziario
L’inchiesta non risparmia nessuno. Nelle ore precedenti sono state sentite anche le cugine di Chiara, Paola e Stefania Cappa, le gemelle già protagoniste delle cronache dell’epoca. Un’audizione “collaborativa” davanti ai Carabinieri di Milano, per puntellare i ricordi di quei giorni del 2007 che sembrano non voler passare mai.
Sullo sfondo resta lui, Alberto Stasi. Mentre sconta gli ultimi anni dei 16 inflitti dalla Cassazione, il suo fantasma aleggia su ogni mossa della Procura di Pavia. Se Sempio dovesse essere rinviato a giudizio, il caso Stasi esploderebbe di nuovo: la richiesta di revisione diventerebbe un atto dovuto, trasformando Garlasco nell’ultimo, infinito paradosso della giustizia italiana. Ma la strada è ancora lunga: il deposito degli atti non è imminente e la caccia alla verità, quella vera, non concede sconti a nessuno.





