Garlasco, il giallo dello scontrino nelle intercettazioni dei genitori di Sempio
Ariel Piccini Warschauer.
Il delitto di Garlasco torna a scuotere le aule di giustizia e le coscienze di chi, per quasi un ventennio, ha creduto che la parola “fine” fosse stata scritta con la condanna definitiva di Alberto Stasi. Ma la cronaca, si sa, ha la memoria lunga e i file dell’inchiesta bis su Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara Poggi oggi indagato per il delitto, si arricchiscono di dettagli che sembrano usciti da un noir drammatico. Al centro di tutto, ancora una volta, quel pezzetto di carta termica: lo scontrino del parcheggio di Vigevano.
L’ALIBI CREPATO
Per anni quello scontrino, datato 13 agosto 2007, è stato lo scudo di Sempio. La prova, apparentemente inoppugnabile, che mentre Chiara veniva uccisa nella villetta di via Pascoli, lui si trovava altrove. Ma le intercettazioni ambientali dell’ottobre 2025, finite nei brogliacci degli inquirenti, raccontano un’altra verità, fatta di sussurri familiari e di terribili sensi di colpa e di dubbi atroci.
«Lo scontrino lo hai fatto tu», dice Giuseppe Sempio, padre di Andrea, rivolgendosi alla moglie Daniela Ferrari. Una frase che cade come un macigno sulla ricostruzione della difesa. Se quel ticket non fu ritirato da Andrea, ma dalla madre — forse impegnata a pedinare un ex pompiere con cui intratteneva un rapporto altalenante — l’alibi del giovane crolla definitivamente.
IL PIANTO DI UNA MADRE
Il dramma si consuma tra le mura domestiche, dove il timore di aver innescato un meccanismo infernale prende il sopravvento. «È colpa mia, gli ho detto di tenere lo scontrino… ho rovinato io la vita di Andrea», confessa Daniela Ferrari tra le lacrime. Un’ammissione di responsabilità che per la Procura di Pavia è la chiave di volta: l’insistenza nel conservare quel documento per quasi vent’anni non sarebbe stata una lungimirante precauzione, ma il tentativo disperato di coprire un buco orario che Andrea non sapeva come giustificare.
LA DIFESA DEL PADRE
Il marito tenta di arginare il panico: «Non dire stupidaggini, Andrea era a casa e basta». Secondo la tesi difensiva della famiglia, lo scontrino non era comunque decisivo perché, a quell’ora, il figlio sarebbe stato comunque lontano dalla scena del crimine. Ma la contraddizione resta: perché mentire sulla provenienza di quel ticket? Perché la madre si trovava a Vigevano proprio in quei momenti concitati?
OMBRE E SOSPETTI
L’inchiesta oggi scava nella vita di Andrea Sempio, tra agende sequestrate piene di appunti sul delitto e un interesse quasi ossessivo per la vicenda Stasi. Mentre l’avvocato di Alberto Stasi osserva da lontano, sperando che questi nuovi elementi possano riaprire le porte del carcere per il suo assistito, Garlasco resta un rebus solo per ora irrisolto. Se lo scontrino “fatto” dalla madre dovesse essere confermato, non cadrebbe solo un alibi, ma cederebbe l’ultimo pilastro di una verità che per troppo tempo è stata considerata assoluta. La giustizia, ora, deve decidere se Andrea Sempio sia stato una vittima del caso o l’astuto protagonista di un depistaggio durato due decenni.





