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Toscana

Francesco Burlamacchi e il settembre lucchese

Piazza dell Anfiteatro in Lucca Italy

Roberto Pizzi.

Il mese di  Settembre è il mese più importante nel calendario delle festività lucchesi. Un calendario fitto di appuntamenti religiosi, culturali, sportivi e ricreativi, accoglie i  visitatori con fiere, concerti, mostre di intensità sempre più crescente, acuendo il problema  dell’ over tourism anche in questa città, un tempo tranquilla. Oggi, invece, qualcuno la definisce il “Paese dei Balocchi”, usando il nome inventato dalla  fantasia di Collodi nelle note Avventure di Pinocchio.

Il momento clou del mese resta  la tradizionale processione della sera del  13 settembre, illuminata da piccoli ceri per le vie del centro storico, durante la quale  si rende omaggio al Volto Santo, il crocifisso in legno che la leggenda vuole provenga dalla Terra Santa. Il giorno dopo continuano le celebrazioni religiose con le messe dedicate al Volto Santo, e con l’omaggio alla reliquia nellaCattedrale.

Oggi però si è perso il ricordo di un avvenimento non allineato con lo spirito religioso che predomina in queste due giorni fondamentali della storia del Settembre lucchese: la cerimonia della scopertura della statua di Francesco Burlamacchi, nella piazza che un tempo ospitò l’antico Foro Romano,  solennemente  inaugurata alle nove del mattino del 14 settembre 1863, proprio nel giorno successivo alla Processione della Santa Croce.

Dopo l’annessione dell’intera Toscana nel Regno d’Italia, Lucca ed altre città avevano bisogno di nuovi eroi e  già il Governo toscano, anticipando gli imminenti tempi della sua annessione allo stato unitario,  aveva deliberato  che a Lucca doveva essere eretta la statua di Francesco Burlamacchi;  a Siena la statua  di Sallustio Bandini, fondatore delle dottrine sulla libertà economica; a Pisa quella del matematico Leonardo Fibonacci, instauratore degli studi algebrici in Europa; a Livorno quelle di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II.

La realizzazione di questa opera d’arte lucchese fu affidata allo scultore Ulisse Cambi (Firenze 1807-1895), alla cui  scuola si formò anche il celebre  scultore-intagliatore senese Giovanni Dupré. La sua inaugurazione avvenne, non casualmente, in coincidenza delle celebrazioni liturgiche della festa di Santa Croce, mettendo in evidenza i contrasti  che si andavano profilando tra la cultura cattolica e quella ispirata agli ideali risorgimentali. Confermano lo spirito anticlericale dell’iniziativa sia il contenuto di un opuscolo  anonimo pubblicato in occasione dei festeggiamenti del 1863, in cui il Burlamacchi è descritto come fieramente avverso al potere temporale dei Papi che opprimeva molte città delle Romagne e dell’Umbria; sia la scelta del luogo per la collocazione del monumento. Dalla forma di piazza S. Michele e dalla posizione della Chiesa  sarebbe stato preferibile porre la statua del Burlamacchi col viso rivolto a ovest, come la facciata, unificando e valorizzando così la visione contemporanea del prospetto frontale dell’edificio e della scultura; invece fu scelta la posizione con le spalle rivolte all’edificio sacro. Tale collocazione aveva senza dubbio un carattere simbolico e intendeva mettere in evidenza le aspirazioni libertarie del Burlamacchi, tenacemente avverso al potere secolare della Chiesa, al cui simbolo locale  volge le spalle in segno di ostilità. 

La figura del Burlamacchi è già stata trattata in un articolo su questa rivista del 3 giugno scorso (dal titolo: Celebrata anche a Lucca la festa della Repubblica). Mi limito a ricordarne la  data di nascita nel 1498, e la tragica fine della sua vita nel 1548, con la decapitazione a Milano per avere organizzato una congiura atta a modificare l’assetto politico della Toscana, sottraendola alla signoria di Cosimo dei Medici ed a formare una federazione di liberi comuni sotto l’egida dell’imperatore. 

Il 27 ottobre del 2018  fu compiuta una importante operazione di restauro della sua scultura, che riscosse il plauso della cittadinanza. Nel mese successivo, nella chiesa di San Francesco, ebbe luogo un piacevole evento di buon spessore culturale: il processo storico a Burlamacchi, con il quale un’ apposita giuria, composta da avvocati ed ex magistrati, doveva stabilire se il nobile lucchese fosse stato un terrorista e un cospiratore, oppure un pazzo sprovveduto, oppure un martire della libertà. Prevalse la tesi della sua innocenza, e confermato come un eroe, Burlamacchi uscì dal dibattimento con un  ampio proscioglimento. 

La tesi che egli fosse stato un terrorista dei suoi tempi fu rigettata e considerata come non originale, ascrivibile a superati pensieri reazionari.

Aberrante sarebbe stato per Burlamacchi ottenere echi e risultati dalla strage di popolazione civile. Gli attentati  con strage, che portano alla definizione di terrorista,  sono purtroppo un ritrovato politico dei nostri tempi, che non rientra nei canoni cinquecenteschi del nostro personaggio. Altrettanto sconfitta fu l’altra tesi che vedeva nel Burlamacchi un pazzo, o un pericoloso sprovveduto, anche se gli storici suoi contemporanei e gli oligarchi lucchesi  cercarono di farlo passare  come insano di mente. Altri ancora lo vollero vedere come atipico rispetto al classico lucchese della nobiltà degli affari e dei commerci, dedito invece che alla partita doppia, alle letture delle Vite Parallele di Plutarco. In realtà Burlamacchi  non fu estraneo ai commerci dai quali si ritirò solo nel 1540, dopo avere fatto esperienze  a Lione e Anversa (seta e banche). Che fosse pazzo è difficile da sostenere, in quanto se lo fosse stato il governo di Lucca non gli avrebbe dato tutti quegli incarichi politici che svolse in vari anni  e non lo avrebbe eletto gonfaloniere due volte ( nel 1533 e poi di nuovo nel 1546).  Si può dire, invece, che egli fu un politico importante e che il suo casato contava su di lui per controllare la vita politica e amministrativa. L’originalità del suo pensiero, inoltre, non può essere sottovalutata ed anche Giosuè Carducci ne esaltò la grandezza epica.

Al nobile lucchese, definito  “primo martire dell’unità d’Italia” dal Governo provvisorio della Toscana , fu dedicato il nome della prima Loggia massonica della città, che innalzò le sue colonne  il 27 dicembre 1862. La loggia aveva aderito al Rito Simbolico ed era stata ammessa all’Obbedienza del Grande Oriente di Torino il 4 novembre del 1863.

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