Fondi di Coesione: il ministro Fitto e Meloni infuriati con i presidenti di Regione
“E’ una polemica che non comprendo». L’irritazione di Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione europea, tracima dal palco del Festival dell’energia di Lecce. E travolge tutti i presidenti di Regione che nelle scorse ore sono insorti contro il piano con cui, da Bruxelles, l’ex ministro per gli Affari Ue del governo di Giorgia Meloni ha provato ad offrire un’alternativa al probabile “no” alle richieste di flessibilità fiscale italiane in arrivo da parte di Ursula von der Leyen. Lo scrive La Stampa
La tesi di Fitto è semplice: la revisione dei fondi di Coesione (con cui si immagina di liberare almeno 5 o 6 miliardi di euro da destinare al tentativo di mitigare la crisi energetica) non ha motivo di generare scompensi tra i governatori. «Non stiamo spostando alcuna risorsa: stiamo dando una opportunità alle Regioni e ai governi, responsabili dei programmi di rispettiva competenza».
Se non vogliono farlo – è il sottotesto – ne risponderanno agli elettori, prendendosi la responsabilità della propria scelta. Oltre che, nel caso dei presidenti di Regione di centrodestra, a Meloni. Secondo quanto è possibile ricostruire, ad essere rimasta spiazzata dalla veemenza delle proteste non c’è infatti solo Fitto, ma pure la premier. Il ragionamento dei due viene raccontato come piuttosto sovrapponibile: «I programmi in questione risalgono al 2021, tutti devono rendersi conto che le condizioni da allora sono cambiate».
Se l’irritazione non è ancora evidente, è solo perché a Palazzo Chigi si spera ancora che il prossimo 3 giugno Bruxelles possa mostrarsi meno rigida sulla flessibilità di quanto anticipano i retroscena. «C’è ancora una qualche possibilità», confida una fonte molto vicina a Meloni, alludendo a un qualche spazio di manovra semantico che «conceda» lo scostamento all’Italia. Ma siamo nel campo delle speranze più che dei negoziati.





