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Crosetto rifiuta l’etichetta di ministro della guerra e preferisce parlare di ministero per la difesa della Pace

Guido Crosetto non si riconosce nell’etichetta di «ministro della Guerra». Se potesse cambiare una definizione, spiega in una intervista al Corriere della Sera con Paola Di Caro, preferirebbe parlare di «ministero della difesa della Pace», perché «pensare alla propria sicurezza, a come potersi difendere, a come costruire una deterrenza, è l’unico modo per far vivere noi e i nostri figli in pace». Un concetto che, a suo giudizio, non tutti sono disposti ad accettare. «Peccato che alcuni, per interessi politici e immediati o per semplice demagogia, non lo riconoscano». Il ministro della Difesa distingue tra «pezzi di opposizione ragionevoli e seri» e chi invece «non capisce o non vuole capire». Per questo rivendica il proprio ruolo istituzionale. «Io vado avanti e faccio il mio mestiere, che è quello di ministro della Difesa».

Secondo Crosetto, spiegare all’opinione pubblica l’importanza di investire nella sicurezza è sempre più difficile, ma resta necessario. «Se tutti i Paesi del mondo le stanno rafforzando è possibile che siano tutti pazzi?», si chiede. Negli ultimi giorni alcune indiscrezioni avevano parlato di tensioni con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulle spese militari. Una ricostruzione che Crosetto respinge con decisione: «Non c’è mai stata una lite in anni su questi temi importanti per l’Italia, mai». 

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