Fondi commerciali sfitti, Firenze al centro della sfida
Secondo l’indagine Confcommercio-Istituto Tagliacarne in Italia i negozi sfitti raggiungeranno quota 458mila nel 2026, pari al 17% dell’offerta commerciale. In Toscana erano già 8.621 nel 2025. A Firenze sette negozi su dieci sono in affitto. Canoni sostenibili e collaborazione tra proprietari e commercianti sono fondamentali per rimettere in circolo gli spazi inutilizzati.
A Firenze quasi sette attività commerciali su dieci (69,8%) hanno sede in locali in affitto. È quanto emerge dall’indagine nazionale realizzata da Confcommercio in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, diffusa oggi, 23 ottobre.
Nel capoluogo toscano, al pari di quanto accade in altre grandi città come Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo e Bologna, meno di un negozio su tre (30,2%) è di proprietà, con una differenza di 6,4 punti percentuali rispetto al dato nazionale. Va appena meglio a livello regionale: in Toscana i negozi di proprietà arrivano al 33,6% del totale.
“I dati ci confermano che le imprese commerciali fiorentine sono tra le più esposte in Italia ai costi di locazione”, spiega il direttore della Confcommercio territoriale Franco Marinoni, “questo le rende più fragili, in un contesto di consumi deboli. Perché quando i margini si riducono e si deve sostenere anche l’affitto, oltre alle voci di costo tradizionali come utenze, personale, fiscalità e forniture, la sopravvivenza dell’impresa può essere a rischio”.
Secondo la stima di Confcommercio-Istituto Tagliacarne, in Italia i negozi sfitti raggiungeranno quota 458mila entro il 2026, con una perdita economica stimata in 53 miliardi di euro complessivi, pari a circa 4,4 miliardi l’anno di mancati canoni di locazione.
“In Toscana, una rilevazione Confcommercio dell’ottobre 2025 stimava 8.621 negozi sfitti, pari al 19,4% della rete commerciale considerata”, ricorda Marinoni, “ad oggi non esiste una stima precisa su Firenze. Invece sarebbe importante disporre di un censimento aggiornato dei locali vuoti, che permetta di comprenderne la distribuzione sul territorio e individuare soluzioni per favorirne il riutilizzo”.
Tra il 2012 e il 2023 l’inutilizzo di un locale commerciale è durato mediamente 7,2 anni. “È una questione insieme economica e sociale, perché una serranda che resta abbassata a lungo è un presidio di sicurezza e legalità in meno nelle nostre città, è un’impresa che non produce più ricchezza e occupazione, ma anche un mancato reddito per i proprietari di immobili”, sottolinea il direttore della Confcommercio fiorentina.
La soluzione, quindi, non passa necessariamente dalla contrapposizione tra proprietari e commercianti, ma dalla capacità di far incontrare domanda e offerta attraverso canoni sostenibili, formule contrattuali adeguate e possibilità di riutilizzo, anche temporaneo, degli spazi.
“Firenze è al centro della sfida per contrastare il fenomeno dei fondi commerciali sfitti e restituire vitalità alle strade e ai quartieri. La priorità è trasformare i fondi sfitti in un’opportunità di rigenerazione urbana. Servono dati aggiornati e soprattutto collaborazione tra amministrazioni, proprietari e imprese, oltre che strumenti concreti per favorire la riapertura dei locali, riportando attività e frequentazione nelle strade e nei quartieri”, conclude Marinoni.




