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Elezioni comunali, la sfida dei riformisti parte dal basso ma è avventato dare un significato politico al voto

Aldo Torchiaro sul Riformista attribuisce un significato politico alle elezioni comunali di domenica 24 e lunedì 25 maggio quando oltre sei milioni di italiani torneranno alle urne per eleggere sindaci e consigli comunali in più di 660 comuni. Ma le elezioni amministrative quasi sempre sono caratterizzate da specifiche situazioni locali e quindi appare un po’ avventato dare un significato nazionale.

Un test amministrativo, certo. Ma anche qualcosa di più. Un laboratorio politico diffuso. Un’occasione per il centro riformista di farsi valere. Di contarsi e, soprattutto, di contare. Si vota in città rappresentative: Venezia, Reggio Calabria, Salerno, Mantova, Arezzo, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone, Lecco, Prato, Pistoia, Macerata e Fermo. Con eventuali ballottaggi fissati il 7 e 8 giugno. Nel Lazio sono chiamati al voto oltre 251 mila elettori in 37 comuni.
La tornata arriva poche settimane dopo il referendum sulla giustizia che ha lasciato ferite aperte nella maggioranza e interrogativi profondi nell’opposizione. E infatti la campagna elettorale racconta già qualcosa del nuovo quadro politico. Giorgia Meloni ha scelto un profilo basso, assorbita dalla politica estera, dai dossier economici e dalla ricerca di risorse per le misure anticrisi. Niente immersione totale nei comizi come avvenne alle Regionali dello scorso autunno.

Sul territorio si sono visti soprattutto Matteo Salvini, Luca Zaia e Roberto Vannacci. All’opposto, il centrosinistra ha schierato tutti i suoi leader: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Matteo Renzi. Segno che il voto amministrativo viene percepito come un test politico nazionale. Renzi, non a caso, indica Venezia come la partita simbolo: «Qui il centrosinistra prova a riprendersi la città dopo dieci anni di governo Brugnaro». Ma dentro questa tornata amministrativa c’è soprattutto un dato politico nuovo: il movimento del centro riformista. Il PLD di Luigi Marattin alla sua prima prova, anche se a macchia di leopardo. Alleanze e competizioni passano inevitabilmente da liste civiche non schierate e dalle alleanze stabilite da Carlo Calenda. Azione, che nei sondaggi nazionali sta tra il 3 e il 4%, sul piano locale si presenta in assetto variabile. A Veneziasceglie di non schierarsi. A Reggio Calabria guarda al centrodestra. Ad Andria sostiene il centrosinistra. Ad Arezzo punta su un candidato civico. A Mantova si colloca nel campo progressista. A Salerno sceglie il terzo polo. A Macerata lavora apertamente a una soluzione centrista autonoma. È una geografia politica mobile. Fluida. Per alcuni versi persino contraddittoria. Ma è anche il segno di una forza politica che tenta di occupare uno spazio rimasto vuoto: quello del riformismo pragmatico, amministrativo, non ideologico. Non più destra contro sinistra. Piuttosto, città contro paralisi. Governo locale contro appartenenza identitaria. Ed è qui che emergono le coalizioni civiche e moderate che potrebbero anticipare scenari futuri anche sul piano nazionale. Il caso più clamoroso è quello di Avellino. Qui il Partito democratico di Schlein e il M5S sostengono alle provinciali il candidato “di sinistra” Rizieri Buonopane, uomo vicino a Igor Taruffi. Ma il Pd si è spaccato. Una parte rilevante dell’area ex Margherita, l’anima cattolico-democratica del partito, non sosterrà Buonopane. Guarderà invece a un candidato centrista promosso dall’area renziana e sostenuto, clamorosamente, anche da Forza Italia.

È un precedente politico che va ben oltre i confini irpini. Perché fotografa già oggi uno scenario possibile domani: un asse riformista, moderato, amministrativo, capace di tenere insieme pezzi del Pd, centrismo liberale e area azzurra. È la stessa logica che affiora in molte città. A Manduria, oltre 29 mila abitanti, prende forma uno dei progetti civici più strutturati della tornata. Il Partito Liberaldemocratico sostiene il candidato civico Domenico Sammarcodentro una coalizione moderata costruita ben prima della campagna elettorale. In questa esperienza Azione e Partito Liberaldemocratico corrono insieme per lo stesso candidato sindaco, saldando un asse riformista e civico che prova a trasformare il laboratorio locale in un modello politico esportabile. Un’alleanza che coinvolge Piermichele Dimagli, Franz Renzullo, Matteo Viggiani, Fabrizio Manzulli, Giammaria Zilio e Antonio Quazzico. Obiettivo dichiarato: superare le vecchie contrapposizioni locali e costruire un’area amministrativa stabile, pragmatica, liberale. A Frattamaggiore, oltre 28 mila abitanti nell’hinterland napoletano, il Partito Liberaldemocratico corre a sostegno del civico Pasquale Del Prete. Anche qui Azione e Liberaldemocratici condividono il medesimo candidato sindaco dentro una coalizione moderata e territoriale. In lista figurano il consigliere uscente Gennaro Alborino, l’ex assessore Camillo Pezzullo e Vincenzo Liguori. Il messaggio è chiaro: competenza amministrativa, continuità di governo locale, alleanza tra moderati e civismo territoriale.

Salerno il quadro diventa ancora più interessante. In una città da oltre 125 mila abitanti prende forma un vero “laboratorio liberaldemocratico”. Azione e Partito Liberaldemocratico sostengono insieme Armando Zambrano, già presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, dentro una coalizione terza rispetto ai poli tradizionali. Il partito sarà presente nella lista “Oltre in Azione” con Fabio Milito Pagliara e Mariarosaria Di Pace. Una proposta costruita su competenza tecnica, modernizzazione urbana, partecipazione civica e valorizzazione del tessuto produttivo. Anche a Chieti il centro riformista prova a rompere il bipolarismo. Attorno al candidato Alessandro Carbone nasce una coalizione composta da quattro liste civiche — “Liberali per Chieti”, “Chieti Sceglie Carbone”, “Chieti Scalo Noi” e “Chieti al Centro” — fondata su pragmatismo amministrativo, sostenibilità dei conti pubblici, attrazione degli investimenti e modernizzazione della macchina comunale. Nella lista “Liberali per Chieti” è candidato anche il segretario provinciale Alessandro Sforza. È il ritorno della politica municipale come anticipazione della politica nazionale. I riformisti con i riformisti, a partire dal basso. Forse anche così può rimettersi in piedi la politica.

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