#POLITICA #ULTIME NOTIZIE

Che succede se anche il magistrato fa indebito ricorso all’intelligenza artificiale

Rita Sanlorenzo, avvocata generale, procura generale della Corte di cassazione, vicedirettrice di Questione Giustizia, sulla rivista di Magistratura democratica scrive sul possibile rilievo disciplinare dell’uso indebito dell’intelligenza artificiale da parte del magistrato, muovendo dalla distinzione tra responsabilità disciplinare, deontologia e valutazione di professionalità. L’analisi ricostruisce il quadro normativo primario delineato dal d.lgs. n. 109/2006, sottolineando la tipicità degli illeciti disciplinari e l’impossibilità di far coincidere la violazione di regole etiche o deontologiche con l’addebito disciplinare, salvo espressa previsione legislativa. Su tale base, il lavoro considera la normativa secondaria introdotta dal CSM con le Raccomandazioni dell’8 ottobre 2025 sull’uso dell’IA nell’amministrazione della giustizia, evidenziandone la funzione orientativa e cautelare, specie con riguardo ai sistemi non certificati, alla protezione dei dati e alla necessaria supervisione umana. Nella parte conclusiva, l’articolo individua le principali fattispecie disciplinari potenzialmente rilevanti in caso di ricorso improprio all’IA, con particolare riferimento all’indebito affidamento ad altri di attività proprie del magistrato, alla motivazione apparente, alla grave violazione di legge per negligenza inescusabile e all’inosservanza di direttive organizzative e informatiche. 

Che succede se anche il magistrato fa indebito ricorso all’intelligenza artificiale

Anche da San Gimignano un netto no

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti