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Ecco come è nato “QVANDO C’ERA LEI”, lo slogan lanciato dal partito di Matteo Renzi

Massimiliano Tonelli, direttore di Artribune, ha intervistato Benedetta Frucci, responsabile per la comunicazione di Italia Viva, che ha ideato lo slogan “QVANDO C’ERA LEI”.

Quando avete pensato a questa campagna? È venuta così di botto oppure è stata una cosa meditata
Per certi versi è una campagna nata in un pomeriggio, ma la verità è che parte da molto più lontano: due anni fa fummo il primo partito a denunciare l’immobilismo del Governo di fronte al caro vita, già all’epoca con una campagna: “Giorgia quanto ci costi”. 

Come fu organizzata quella iniziativa?
Davanti ai supermercati di tutta Italia distribuimmo volantini con grafiche simili a quelle delle offerte della grande distribuzione che mostravano però gli aumenti dei beni di consumo essenziali. 

Non fece scandalo come la campagna di questi giorni, ma la filosofia era simile. Farsi capire.
Il ragionamento partì da un dato essenziale: troppo spesso la sinistra si era persa nella comunicazione su temi sicuramente di valori ma poco comprensibili. Mentre la destra parlava di problemi concreti, della vita di tutti i giorni. Eppure, alla prova di Governo, li aveva dimenticati. Erano loro a parlare di mercati finanziari, a vantarsi dello spread basso, noi a tornare nei mercati rionali e a occuparci del carovita. È stata una delle intuizioni di Matteo Renzi (nella foto).

Questa campagna dunque è collegata a quella…
Sì, è venuto naturale pensare una campagna che denunciasse i fallimenti del Governo Meloni sullo stesso terreno su cui la premier aveva vinto le elezioni nel 2022: sicurezza, ordine, tasse, costo della vita. Così è nata “QVANDO C’ERA LEI”.

Certo fuori dai supermercati la campagna non tirava in ballo grafiche dal sapore nostalgico facendo riferimento al passato neofascista della premier…
Qualcuno ci ha accusato di questo, ma è l’esatto contrario. Il claim e lo stile grafico che richiama il Ventennio, sono usati in modo ironico e dissacrante a mostrare la contraddizione fra un’idea di destra tutta popolo, ordine e sicurezza con la realtà.

L’avete pensate soprattutto per superfici esterne – come le stazioni appunto – oppure è nata anche e soprattutto per girare su web e meme-card?
Una volta immaginata la campagna, abbiamo pensato che le stazioni fossero il luogo perfetto per lanciarla, giocando soprattutto sul tema del ritardo dei treni.
Si prestava perfettamente, ironizzando su famoso luogo comune “quando c’era lui, i treni arrivavano in orario”.
Sui social abbiamo scelto di dare una declinazione diversa, con un finto cinegiornale ispirato all’Istituto Lvce e una serie di edit per TikTok che giocano sulla reazione scomposta che i vertici del Governo hanno avuto evidentemente infastiditi dalla campagna.

Alla fine è risultata una delle campagne politiche più riuscite degli ultimi anni, avete incaricato un’agenzia esterna o avete fatto tutto in casa?
Assolutamente tutto in casa, con il team comunicazione che ho l’onore di guidare composto da Isabella, Luca, Ginevra, Daniele e Mario. Un’agenzia esterna difficilmente avrebbe potuto immaginarla perché come spiegavo prima nasce da una scelta politica e comunicativa costruita nel tempo e fortemente voluta da Matteo Renzi.

Oggi fare grafiche professionali è più facile grazie alle piattaforme di AI. Quanto vi hanno aiutato?
Noi abbiamo un bravissimo grafico che utilizza molto l’AI. Ma l’intelligenza artificiale ci aiuta in moltissimi aspetti del lavoro a partire dall’analisi dei dati. 
In Italia c’è ancora un approccio molto polveroso all’AI: viene antropomorfizzata o si guarda con sospetto al suo utilizzo. Un po’ come successe alla tv a colori. Noi la utilizziamo per quello che è: uno strumento di lavoro.

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